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16 Febbraio 2026 12:08

Matteo Lee, da hikikomori a protagonista: la vittoria “morale” di MasterChef 15

Matteo Lee, italo-cinese di MasterChef 15, ha conquistato tutti con la sua storia: dopo anni da hikikomori, la cucina è stata la sua cura. È stato eliminato dallo show a un passo dalla finale.

A cura di Enrico Esente
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Da qualche anno la musica a MasterChef Italia è cambiata. Se nelle prime stagioni ogni episodio era strettamente legato alla cucina, oggi, accanto alle cotture perfette, si impiattano anche le storie personali. Racconti che entrano in masterclass con lo stesso peso di una Mystery box o di un Invention test e che arrivano dritti al cuore degli spettatori. È un MasterChef più umano, dove la perfezione conta, sì, ma non basta più. Tra tutte le storie dei concorrenti di questa quindicesima stagione, quella di Matteo Lee è forse quella che ha creato più empatia.

Lee Chock Yun (all'anagrafe) è un ragazzo di ventisette anni ed è nato a Bologna da genitori cinesi. Durante la sua permanenza nello show di Sky Original, è stato capace di farsi volere bene da tutti prima ancora di convincere i giudici con un impiattamento o con una tecnica di cottura interpretata alla perfezione. Il motivo di tanto affetto affonda le radici in una fragilità che Matteo non ha mai nascosto: essere stato un hikikomori.

Dieci anni "rinchiuso" in casa: la guarigione grazie a MasterChef

Durante i provini, prima di entrare in masterclass, Matteo Lee ha raccontato di essere stato chiuso in casa per circa dieci anni. Dedito al trading online, le uniche uscite erano a notte fonda, quando i locali erano chiusi e lui si concedeva solo passeggiate notturne senza cercare il contatto umano, al massimo con i fratelli che lo accompagnavano. In cucina si è rivelato tecnico, preciso, calmo, ma soprattutto gentile. Nel corso di MasterChef 15 si è guadagnato l'ammirazione di Cannavacciuolo & Co, l'affetto dei compagni e una tifoseria da stadio tra gli spettatori. La sua eliminazione, durante l'ultima puntata, è stata un colpo duro: tutti erano convinti che almeno il podio finale fosse alla sua portata.

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Dieci anni sospesi. Niente amicizie coltivate, nessuna relazione, pochissimo mondo. La sindrome dell’hikikomori (letteralmente “stare in disparte”) è un fenomeno sociale nato in Giappone che, con numeri sempre più allarmanti, ha assunto forme diverse e preoccupanti anche in Italia. Non parliamo di semplice timidezza, ma di una forma profonda di auto-esclusione dalla società, spesso legata ad ansia, paura del giudizio, senso di fallimento o pressioni familiari. Matteo Lee, raccontando il suo problema alla televisione, ha fatto qualcosa di rarissimo: ha dato un volto concreto a un problema che spesso rimane invisibile.

Nel suo caso specifico, la cucina è stata una breccia. Un varco che lui stesso si è aperto in un muro che ormai sembrava insormontabile. Cucinare ed esporsi davanti alle telecamere, significa parlare di te senza filtri. Significa anche mettersi in gioco ed attendere, forse obbligatoriamente, quel giudizio altrui che per anni hai evitato.

Una sconfitta che "libera" e "cura"

Un atto rivoluzionario quello del ragazzo bolognese che, in un post su Instagram, ha raccontato che MasterChef non è stato solo un programma, ma una vera esperienza sociale che mai aveva fatto durante tutta la sua vita. Confronto continuo, collaborazione, nuove amicizie e crescita personale. "È stato comodo finché ogni possibilità esisteva ancora, ma senza una scelta o un primo passo tutto resta soltanto una possibilità. Finché non partecipiamo a MasterChef siamo tutti potenziali vincitori, oggi che ho perso, non potrò mai più esserlo. Ma non importa, oggi sono in una posizione migliore rispetto a prima, in tutto", ha scritto sui social.

È forse giusto concludere con una domanda che, a questo punto, diventa essenziale: la cucina può davvero diventare una cura? L'essere hikikomori è una condizione complessa che richiede ascolto, supporto psicologico e reti familiari solide. Non basta saper reinterpretare una ricetta per sciogliere anni di isolamento. Ma la cucina può essere assolutamente uno strumento straordinario di ricostruzione sociale e Matteo Lee lo ha dimostrato a tutti noi. È disciplina creativa, dialogo con gli altri, errori e successi. Il ragazzo italo-cinese forse non ha vinto MasterChef 15, ma, come scrive lui stesso: "Il meglio che verrà per me è la possibilità di una vita scelta e non imposta". E in uno show dove tutti inseguono il titolo, la conquista più rara potrebbe essere proprio questa: scegliere di uscire, di esporsi, di vivere davvero.

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