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6 Febbraio 2026 0:01

MasterChef Italia 15 tra cucina nordica e sfide internazionali: ecco chi è stato eliminato

Finalmente ritorna MasterChef Italia con due nuovi episodi dal "sapore internazionale". Dalla Mystery box con Jessica Rosval, all'invention test con Jeremy Chan, fino alla cucina nordica in Norvegia. Vediamo com'è andata e chi ha abbandonato il talent show.

A cura di Enrico Esente
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Si è appena conclusa la nona serata della quindicesima stagione di MasterChef Italia, il celebre show di Sky Original prodotto da Endemol Shine Italy, in onda ogni giovedì in esclusiva su Sky e in streaming solo su Now (sempre disponibile on demand). Durante questi due episodi, i concorrenti sono stati messi alla prova con sfide culinarie che spaziano da ingredienti esotici a tradizioni gastronomiche provenienti da tutto il mondo. Una serata caratterizzata da un'emozionante mystery box guidata da Jessica Rosval, chef del ristorante ‘Al Gatto Verde’, insignito di una Stella Michelin e di una Stella verde co-fondatrice dell'associazione Roots. L'invention test, invece, è stato a dir poco "fiammeggiante", con lo chef Jeremy Chan, due Stelle Michelin al suo ristorante Ikoyi a Londra, che ha fatto misurare gli aspiranti chef con le tecniche di cucina alla brace.

Prova esterna nella suggestiva cornice della Norvegia, alla scoperta della cucina nordica, con lo chef Christopher Haatuft del ristorante Lysverket (1 Stella Michelin); e, infine, un pressure test dedicato al gelato gastronomico, con l’ospite Carlo Guerriero, maestro gelatiere. Una serata ricca di sfide internazionali che ha messo i concorrenti alla prova, portando la competizione a un livello tecnico sempre più alto. A dirigere il tutto, come sempre, i giudici Antonino Cannavacciuolo, Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli. Chi si è salvato e chi, invece, ha dovuto per sempre rinunciare al sogno di diventare MasterChef?

Mystery box: viaggio nei sapori del mondo con Jessica Rosval e le ragazze di Roots

La serata inizia, come sempre, dalla celebre Mystery box. Ospite della prova è la canadese Jessica Rosval, chef perno della Francescana Family di Massimo Bottura. Dal 2023 alla guida di "Al Gatto Verde", un ristorante all'interno della guesthouse modenese "Casa Maria Luigia" di Bottura e Lara Gilmore. Oltre alla cucina, insieme a Caroline Caporossi, la chef ha fondato il ristorante Roots: un progetto che si occupa di far lavorare diverse donne migranti che hanno il sogno della cucina. Una volta entrate in masterclass, Rosval e le nove donne di Roots hanno portato un ingrediente a testa proveniente dal proprio paese.

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Ogni concorrente è "affidato" singolarmente a una cuoca in modo casuale. L'obiettivo è cucinare a quattro mani e provare a vincere una prova che, oltre a richiedere tecnica, si fa anche una sfida culturale. Qui gli aspiranti chef hanno dovuto sorprendere i giudici bilanciando abilità culinarie e sapori esotici. Rosval e le chef hanno portato con loro dieci ingredienti da dieci parti del mondo: fonio dalla Guinea, harissa dalla Tunisia, okra dalla Nigeria, sarde fresche dal Marocco, tamarindo dall'Indonesia, yam dal Ghana, platano dalla Repubblica Democratica del Congo, nopales dal Messico, cardamomo verde dal Pakistan e sciroppo d'acero dal Canada. Ogni concorrente deve scegliere gli ingredienti e, obbligatoriamente, utilizzare quello portato dalla cuoca di Roots che gli è stata abbinata.

Tra i migliori Alessandro e Zuaira, che lavorano con l'harissa della Tunisia. I due presentano il piatto "Un gioco da ragazzi". Si tratta di sarde ripiene di fonio, marinate con harissa e tamarindo su crema di yam al cardamomo. Un piatto che conquista i giudici, con Cannavacciuolo che esprime entusiasmo per la marinatura e l’abbinamento di sapori e Jessica Rosval che apprezza molto la tecnica e la pulizia del piatto.

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Anche Dorella e Angelique tra i migliori grazie al platano del Congo con "Platano congo-losità". Il piatto consiste in sarde scottate su salsa di platano con harissa aromatizzata al cardamomo e okra sbianchita. La presentazione colpisce subito Rosval, che sottolinea quanto sia bello anche visivamente, ma è il sapore che la conquista completamente. Carlotta e Mariam, lavorando con il cardamomo verde del Pakistan, hanno presentato "Giramondo", una semisfera di fonio e harissa con sarde marinate alla menta e crema di tamarindo e cardamomo. Cannavacciuolo, entusiasta, ha spiegato che il piatto potrebbe tranquillamente entrare in un menu da ristorante stellato. Rosval sottolinea che per essere perfetto, avrebbe bisogno di una componente croccante, ma il piatto viene comunque premiato per l’originalità. Alla fine, è proprio il piatto di Carlotta e Mariam a vincere la prova che consentirà alla concorrente di ottenere un grosso vantaggio per l'invention test.

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Giramondo: il piatto vincente di Carlotta e Mariam

Invention test: la pericolosità della cottura alla brace con Jeremy Chan

Terminata la mystery box e congedate Jessica Rosval e le ragazze di Roots, in masterclass arriva subito Jeremy Chan, ospite dell'invention test. Chef britannico, ha ottenuto due Stelle Michelin con il suo ristorante Ikoyi, nel cuore di Londra. La sua cucina è un mix di influenze che lui stesso definisce "senza bandiere" e che si evolve di giorno in giorno. Per la prova, lo chef fa vedere agli aspiranti una costata di manzo frollata cinque mesi, astice, finferli, zucchine, salsa di cetriolo, emulsione di levistico, peperoncino e una riduzione di manzo infusa ai capperi e aglio orsino: tutto rigorosamente cotto alla brace. Si tratta di un piatto che unisce carne e pesce da cui i concorrenti dovranno prendere spunto.

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La regola principale della prova è che ognuno deve cucinare obbligatoriamente carne e pesce sulla griglia. Carlotta, grazie al vantaggio ottenuto nella prova precedente, è l'unica ad avere la possibilità di assaggiare il piatto di Chan, di "utilizzare" come commis (in caso di bisogno) lo chef inglese, per soli otto minuti e anche di penalizzare uno dei concorrenti costringendolo a fermarsi per altrettanti otto minuti. A pagare dazio è Alessandro che, nel bel mezzo della prova, deve fermarsi e smettere di cucinare. Considerando che Teo, Dounia e Carlotta hanno l'ultima possibilità di utilizzare la loro Golden pin, a rischio eliminazione ci sono Niccolò, Jonny, Matteo R, Matteo Lee e Dorella.

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Il primo piatto che si presta all'assaggio dei quattro giudici è "I'm on fire" di Carlotta: manzo in infusione di alghe e vino bianco, astice con burro di finferli e salsa di cipolle bianche. Jeremy Chan e i giudici apprezzano il piatto, ma sottolineano che avrebbe dovuto osare di più, nonostante abbia una buona struttura. Alessandro, penalizzato, porta "Vertigine", con manzo e astice grigliati, finferli, patata dolce, crema di avocado e olio di levistico. Il piatto è buono, ma le salse non convincono completamente. Matteo Lee presenta il piatto "Flaming surf and turf", con manzo grigliato in riduzione di cipollotto, cardamomo e astice con burro al peperoncino di Aleppo e salsa di testa di astice. Jeremy Chan e i giudici si complimentano, apprezzando molto il piatto e la sua interpretazione. Matteo R. propone manzo grigliato con burro all’aglio orsino, astice nappato con la sua stessa riduzione, finferli e salsa all’avocado. Il piatto viene definito da Barbieri come un “mappazzone gourmet”, buono ma non eccezionale.

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Flaming surf and turf di Matteo Lee

È il turno di Teo con "Trittico": bocconi di manzo grigliato, astice con olio di cipollotti, salsa di mirtilli, alga dulse e ananas. Jeremy Chan, durante l'assaggio, gli contesta la scelta delle salse che avrebbero dovuto essere più piccanti per il tipo di piatto proposto. "Senza la Golden pin – sottolinea Locatelli – sarebbe stato tranquillamente un piatto a rischio eliminazione". È il turno di Jonny che propone una grigliata di manzo e astice con salsa all'avocado e peperoncino, cipollotti arrostiti e ravanelli marinati con mirtilli. I giudici sono parecchio critici nei confronti del piatto, in particolare per l’uso dell’astice che, essendo una materia prima molto costosa, è stata trattata male e non sfruttata correttamente. Inoltre le salse sono confuse e non esaltano per niente il piatto. Dorella, con il piatto "In fumo veritas", presenta manzo grigliato con burro, aglio e aromi e astice sbianchito con salsa di cipollotti e mirtilli. Sorprende i giudici, che sono positivi, sottolineando l’equilibrio dei sapori e la corretta esecuzione per quanto riguarda la cottura della carne.

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Dounia, che è in estrema difficoltà durante tutta la prova, presenta il piatto "Impostore", ossia manzo nappato con salsa di mirtilli, calamaro e finferli e purea di patate dolci. La concorrente non riesce a completare il piatto e subisce forti critiche. Se non fosse stato per la Golden pin, sarebbe stata sicuramente eliminata. Niccolò porta il piatto "Mercoledì al covo": manzo glassato con mirtillo, soia e zucchero, astice nappato con la sua riduzione, ananas grigliato e purea di patate dolci. La critica principale riguarda il fatto che l’astice è stato “assassinato” per essere tagliato troppo piccolo, e l’equilibrio dei sapori non è perfetto perché il gusto nel complesso è "troppo dolce". Alla fine, Matteo Lee vince la prova per la sua capacità di eseguire una cottura perfetta e di presentare un piatto che si riflette nello stile del ristorante di Chan. È Jonny, invece, a doversi togliere il grembiule e lasciare per sempre la cucina di MasterChef: il suo piatto è troppo crudo e mal eseguito.

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Cucina nordica in Norvegia per la prova in esterna

Il gruppo si sposta a Bergen, in Norvegia per la prova in esterna. Città incastonata tra i fiordi norvegesi nonché una perla del Nord Europa situata nell’oceano Atlantico. Città di pesca e di porti, vanta uno dei mercati del pesce più vivaci e moderni del Nord. Non solo meta turistica, ma anche luogo da visitare per la complessità della cucina nordica, di cui è una delle capitali. Il punto d'incontro è a Bryggen, il tipico quartiere da foto di Bergen in cui ci sono le celebri casette colorate. Ricostruito interamente nel 1700 dopo un incendio, oggi è patrimonio Unesco e simbolo della città. La cucina norvegese (e quella di Bergen) si è evoluta tantissimo negli ultimi anni. Basti pensare che in Norvegia, dieci anni fa, c'erano quattro ristoranti stellati, oggi ce ne sono ben ventuno. Un cambiamento che è stato possibile solo grazie allo studio e alla valorizzazione dei prodotti e delle materie prime.

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Le brigate devono cucinare delle pietanze che sposino la cultura italiana e quella norvegese e, a giudicare, sei critici esperti di cui tre italiani e tre locali. Annalisa Cavaleri, giornalista gastronomica che contribuisce alla Guida Michelin italiana; Paolo Vizzari, curatore gastronomico che ha mangiato nei ristoranti di ben 96 paesi sparsi per il mondo; Nicolò Scaglione, critico e filosofo gastronomico; Ingvild Tennfjord, critica enogastronomica; Live Edvarsen, chef e giudice di Junior MasterChef Norvegia e, infine, chef Christopher Haatuft. Il New York Times lo ha inserito tra coloro che stanno ridefinendo i confini della cucina nordica. Proprietario del ristorante Lysverket, 1 Stella Michelin a Bergen, che diventa il luogo in cui gli aspiranti chef devono cucinare. "I danesi – spiega Haatuft – hanno coniato il termine "neo nordico" per la nostra cucina. Sapete cosa ho fatto io? Ho inventato il termine "neo fiordico" pensando che, per affermarsi, bisognava trovare qualcosa di ancora più nordico".

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La prova consiste nel cucinare a staffetta dove il capitano resta permanentemente in cucina e gli altri tre concorrenti girano ogni venti minuti. Per la squadra rossa il capitano è Matteo Lee che sceglie Carlotta, Matteo R, e Dorella. La squadra blu, invece, è composta da Dounia scelta come capitano e da Alessandro, Teo e Niccolò. Entrambe le squadre devono preparare un primo piatto creativo con pasta, granchio reale e frutti di mare artici, successivamente un secondo piatto con trota di fiordo come protagonista.

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La brigata guidata da Dounia presenta un piatto di pasta in tre consistenze con paccheri bolliti, spaghetti fritti e zuppa di molluschi artici. Il piatto piace ai commensali, ma non rispecchia alla perfezione il matrimonio tra Italia e Norvegia. Il secondo consiste in una trota di fiordo con salsa al beurre blanc, olio di aneto, uova di trota e asparago in agrodolce. I giudizi dei giudici sono contrastanti: c'è chi apprezza e chi giudica il piatto "noioso". La squadra rossa presenta, come primo piatto, dei paccheri fritti ripieni di king crab, fasolari artici e riccio di mare: un piatto ispirato alla fiskesuppe locale. I giudizi sono anche qui contrastanti e non del tutto positivi, soprattutto per la consistenza dei paccheri che risultano "inflacciditi". Il secondo piatto è sempre una preparazione ispirata alla fiskesuppe che lo chef Hatuft apprezza, ma il pesce forse è troppo cotto. Lo scopo della trota di fiordo è che deve rimanere morbida all’interno. Il piatto risulta un po’ carente di sapori, bella l’idea. A vincere alla fine è la squadra blu, decisiva la bontà dell'asparago in agrodolce di capitan Dounia.

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Pressure test "dolceamaro" con il gelato gastronomico di Carlo Guerriero

La puntata si conclude con il pressure test. L'ospite speciale è Carlo Guerriero, maestro gelatiere emiliano che ha aperto la sua "Cremeria" a Cadice, una cittadina dell'Andalusia, in Spagna. Gli otto concorrenti rimasti devono misurarsi con il gelato gastronomico, proposto dallo chef in diverse combinazioni inusuali.

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Gelato alla mortadella con calamaro per Matteo R, gelato al formaggio di capra payoya e uova per Carlotta, gelato al basilico e limone con ricciola per Dorella e, infine, gelato alla carota e arancia con petto d'anatra per Matteo Lee.

A distinguersi più degli altri è Matteo R: il suo gelato alla mortadella con il tentacolo fritto e la zuppa di calamaro convincono gli chef per la tecnica e l'equilibrio. Carlotta, oltre al gelato, porta una frittata di cipolle e piselli. Il piatto in sé e per sé è buono ma viene giudicato "troppo semplice e banale" per essere a questo punto della gara. Gli chef, infatti, vorrebbero vedere più coraggio e personalità da parte dei cuochi amatoriali se vogliono sperare nella vittoria finale. Dopo arriva il turno di Dorella, che presenta un gelato al basilico e ricciola: non c'è il giusto equilibrio con il pesce e la portata viene giudicata parecchio negativamente. Stesso destino per Matteo Lee, in difficoltà durante la prova, porta un petto d'anatra con gelato alla carota che non impressiona i giudici. Alla fine però a dover abbandonare per sempre MasterChef Italia è Dorella: è suo il piatto peggiore e gli errori sono più evidenti rispetto a quelli commessi dagli altri.

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La serata si conclude con il gruppo di concorrenti ridotto a sette partecipanti. “Sette come le virtù, sette come i peccati capitali e le meraviglie del mondo antico e moderno. Ma sette saranno le camicie che dovrete sudare per rimanere qui”, dice alla fine Giorgio Locatelli. Con il livello tecnico sempre più alto, la strada verso la finale si fa ogni volta più difficile, e i concorrenti devono affrontare le sfide con maggiore precisione e creatività se vogliono vincere il titolo.

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