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13 Gennaio 2026 10:17

L’Italia è il Paese dove bere costa meno in Europa. Dopo di noi Germania e Austria

Secondo gli ultimi dati europei, il nostro Paese è quello in cui vino, birra e liquori costano il 19% in meno rispetto alla media UE: un primato che racconta molto della nostra cultura gastronomica. All'opposto della classifica c'è la Finlandia con prezzi che toccano il 110%.

A cura di Francesca Fiore
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Per chi ama il vino che accompagna il pranzo, la birra artigianale bevuta senza fretta o un buon distillato a fine pasto, l’Europa non è tutta uguale. Anzi. Secondo gli ultimi dati ufficiali tedeschi, diffusi dalle agenzie di stampa, il vero Eldorado delle bevande alcoliche si trova nel cuore del continente: Italia e Germania. E, a sorpresa solo fino a un certo punto, è proprio l’Italia a conquistare il primato della convenienza.

A ottobre, i prezzi di vino, birra e liquori in Italia risultavano inferiori del 19% rispetto alla media dell’Unione Europea. Un dato che colloca il nostro Paese al primo posto per accessibilità economica delle bevande alcoliche.

Non si tratta di una classifica sulla qualità o sulle etichette più prestigiose, ma di un confronto sul livello generale dei prezzi, calcolato con criteri statistici armonizzati a livello europeo. In altre parole: il vino quotidiano, la birra da tavola, l’amaro da fine cena. Il bere “normale”, quello che fa parte della cultura gastronomica.

In Italia bere costa meno, Germania subito dietro

La Germania ci segue a ruota, con prezzi medi circa il 14% più bassi rispetto alla media UE. Un risultato che riflette una lunga tradizione birraria e una politica fiscale meno punitiva rispetto ad altri Paesi europei. In entrambi i casi, il prezzo più contenuto non è un caso, ma il risultato di scelte strutturali. Seguono Austria (-11%) e Repubblica Ceca (-7%).

All’estremo opposto della classifica troviamo la Finlandia, dove l’alcol costa addirittura il 110% in più rispetto alla media europea. Qui il prezzo non è solo una questione economica, ma politica e sociale. Le accise elevate sono uno strumento esplicito di sanità pubblica, pensato per scoraggiare il consumo e limitarne gli effetti negativi. Una strategia che, nel tempo, ha anche dato origine a fenomeni curiosi come il “turismo dell’alcol” verso Paesi confinanti più economici.

Subito dopo la Finlandia arrivano Danimarca (+23%), Belgio (+13%), Polonia (+9%), mentre Francia, Paesi Bassi e Lussemburgo sono abbastanza in linea con la media continentale.

È importante sottolinearlo: prezzi più accessibili non equivalgono automaticamente a consumo eccessivo.  Allo stesso tempo, i dati raccontano una verità più ampia: in Europa convivono modelli culturali molto diversi, dove lo stesso prodotto può essere considerato alimento, piacere o rischio sociale.

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Perché in Italia i prezzi sono più bassi

Il segreto della convenienza italiana sta soprattutto in un dettaglio spesso ignorato: il vino in Italia non è soggetto ad accise. È un’eccezione quasi unica in Europa, giustificata dal ruolo storico, agricolo e culturale del vino nella nostra alimentazione: a questo si aggiunge una produzione interna enorme, che riduce i costi di trasporto e distribuzione.

Lo stesso vale, in parte, per la Germania con la birra. Quando una bevanda nasce vicino a dove viene consumata, il prezzo finale tende a restare più leggero.

E le bevande analcoliche?

Il confronto riserva una sorpresa anche sul fronte delle bibite alcol free. La Germania risulta solo leggermente più economica della media europea (-2%), mentre la Lettonia registra prezzi molto più alti (+46%).

La causa? Una tassa nazionale sullo zucchero, che dimostra come, anche senza alcol, le politiche fiscali possano influenzare in modo decisivo ciò che troviamo sugli scaffali.

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