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20 Febbraio 2026 18:00

Ramadan: le regole alimentari del mese più sacro del calendario islamico

Il Ramadan è il mese più sacro dell’Islam, scandito da digiuno, preghiera e condivisione. Un tempo di disciplina e riflessione interiore che culmina ogni giorno nell’iftar, il pasto serale che riunisce famiglie e comunità in tutto il mondo.

A cura di Martina De Angelis
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L’Italia ha un’anima sempre più multietnica, sempre più ricca di popoli differenti che portano con sé il proprio bagaglio di usanze, credenze e tradizioni. Ecco perché, oggi, abbiamo più familiarità con una commemorazione come il Ramadan, uno dei momenti più importanti della vita dei musulmani perché, tramite il digiuno, è parte dei Cinque Pilastri dell'Islam. Si tratta di un mese di digiuno e purificazione – alimentare, ma non solo – in cui si ricorda la rivelazione del Corano a Maometto da parte dell'angelo Gabriele. Il Ramadan si celebra il nono mese del calendario lunare musulmano, motivo per cui cade sempre in periodi diversi, ma la regola principale è sempre la stessa: per 29-30 giorni,  che corrisponde al nono mese del calendario lunare islamico, i fedeli sono tenuti a osservare un periodo di digiuno e decoro dall'alba al tramonto, con alcune eccezioni specifiche. Digiuno di giorno, ma di notte si mangia e non qualsiasi cosa, ma prodotti adatti a questo periodo di purificazione. Quali sono le tradizioni gastronomiche legate al Ramadan? Scopriamo insieme tutto ciò che caratterizza il mese più sacro dell’Islam, un periodo di profonda spiritualità, riflessione e disciplina personale per milioni di musulmani in tutto il mondo.

Cos'è il Ramadan

Il Ramadan è considerato il periodo spiritualmente più significativo per i musulmani. Durante questo mese, i fedeli adulti e in buona salute osservano il digiuno quotidiano dall’alba al tramonto, astenendosi da cibo, bevande e altre pratiche di diversa natura. Il Ramadan è dedicato alla preghiera, alla riflessione spirituale e all’autodisciplina ed è ricordato come il mese in cui ebbe inizio la rivelazione del Corano al profeta Muhammad. Non cade mai esattamente nello stesso periodo, un po’ come la Pasqua cristiana ed ebraica: dipende dal conteggio dei giorni dell’anno, che per i musulmani si basa sul moto della Luna.

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Il calendario islamico parte dal venerdì 16 luglio 622 del calendario giuliano, data in cui fu compiuta l'Egira da Maometto, e si articola in 12 mesi lunari di 29 o 30 giorni; un anno dura 354 giorni e, circa ogni tre anni, un giorno in più. Per questo motivo non c’è mai una data precisa per la celebrazione del Ramadan: quello che è certo è che si celebra nel nono mese dell'anno e dura 29 o 30 giorni. Per il 2026, la data d'inizio è il 18 febbraio, mentre la conclusione è prevista tra il 19 e il 20 marzo, quando comincerà l'Eid al-Fitr, la festività che significa "festa dell'interruzione del digiuno", una delle più importanti della tradizione islamica.

Il sawm, ovvero il digiuno osservato durante il mese di Ramadan, è una delle pratiche religiose fondamentali dell’Islam e costituisce uno dei Cinque Pilastri su cui si fonda la fede musulmana. Tutti i musulmani adulti sono chiamati a rispettarlo, con la sola esclusione degli anziani, dei bambini, delle donne in gravidanza, in allattamento o con il ciclo mestruale e delle persone con condizioni cliniche particolari, per esempio i diabetici o i malati terminali. Il digiuno va rispettato dall’alba al tramonto e consiste nell’astenersi volontariamente, in questo lasso di tempo, dal mangiare e bere (anche acqua) ma anche da altre pratiche come fumare e avere rapporti sessuali: è una pratica fortemente spirituale, un mezzo usato per educare alla pazienza, alla moderazione e alla responsabilità morale. Attraverso il Ṣawm, il credente è invitato a purificare non solo il corpo, ma anche la mente e il cuore, vivendo il Ramadan come un percorso di crescita personale e spirituale.

Le origini storiche del Ramadan risalgono ai primi anni dell’Islam, nel VII secolo (nel secondo anno dell'Egira, il 624 d.C.). Fu in questo periodo che il digiuno venne prescritto ai musulmani come obbligo religioso, in continuità con pratiche di digiuno già presenti nelle tradizioni monoteiste precedenti. Il Ramadan si inserisce così in una dimensione storica e spirituale più ampia, legata alla formazione della comunità islamica e alla definizione dei suoi principi fondamentali.

Cosa si mangia durante il Ramadan

Il digiuno quotidiano che caratterizza la pratica fondamentale del Ramadan è scandito da due pasti fondamentali, il suhur poco prima dell’alba e liftar subito dopo il tramonto: entrambi non hanno solo una funzione nutrizionale ma anche un forte valore spirituale e comunitario, contribuiscono a strutturare la giornata del fedele e a permettergli di vivere il digiuno in modo equilibrato.

Il suhur è il pasto consumato poco prima dell’alba ed è fortemente raccomandato nella tradizione islamica. Anche se non è obbligatorio, rappresenta un momento importante per prepararsi alla giornata di digiuno. Può essere leggero o più sostanzioso, a seconda delle abitudini personali e culturali: spesso comprende cereali, frutta, yogurt, uova, legumi o altri alimenti nutrienti, accompagnati da una buona idratazione. È generalmente consigliato evitare cibi troppo salati o zuccherati, che potrebbero aumentare la sete durante il giorno. Si può consumare comunque una colazione classica, che va dai cereali agli yogurt o alla frutta fresca, oppure un pasto salato con uova, legumi, latticini e verdure, a seconda della tradizione del paese in cui si vive e dei gusti personali, il tutto accompagnato da una buona idratazione. Non ci sono molte restrizioni in merito, è richiesto solo che venga rispettato il principio di moderazione ed è preferibile evitare alimenti troppo salati o zuccherati, che possono aumentare la sete durante le successive ore di digiuno.

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L'iftar, invece, è il pasto serale e si celebra al calare del sole e prevede diverse ricette che variano molto in base al paese di appartenenza. In generale si alternano tre portate: la prima è quella che spezza il digiuno, composta da un numero dispari di datteri seguiti dall'acqua, da bere a piccoli sorsi per poi fare la preghiera del Maghrib; è una pratica osservata in ricordo della maniera in cui il profeta Maometto spezzò il digiuno. A questo rituale iniziale segue il pasto vero e proprio: di solito la seconda portata è una zuppa a base di lenticchie, pollo, avena e patate, mentre la terza portata è la più abbondante e varia, con ricette che cambiano a seconda dei paesi e delle culture di appartenenza. In ogni caso questa è la fase in cui si iniziano a consumare anche bevande fredde per dissetarsi, soprattutto se il digiuno cade in un periodo caldo. Naturalmente queste portate varianp di Paese in Paese.

Quali sono le ricette più diffuse e adatte all’iftar? Tra i piatti tipici si trovano zuppe come la harira, piatti a base di riso, carne o legumi, pane tradizionale, verdure speziate e dolci come baklava, qatayef o dessert locali. Nell’area mediterranea è molto comune fare ricorso alla cucina tradizionale, con pietanze come il cous-cous e il classico pane arabo, ma le usanze variano moltissimo in base alle diverse culture. In Bangladesh ad esempio, per celebrare l'iftar, viene preparata una grandissima quantità di cibo, soprattutto piatti tipici della cucina bengalese come lo jalebi, il beguni, il piyaji e il samosa, uno dei piatti più celebri della cucina indiana che ha però conquistato tutte le aree circostanti. Tipiche anche le lenticchie gialle lessate in un'acqua arricchita da cipolla, aglio e peperoncino. Le bevande più usuali sono la sharbat al limone, una sorta di sorbetto dalla consistenza densa, e la Rooh Afza, una bevanda commerciale a base di frutta ed erbe.

Molto interessante anche la variante indiana dell'iftar, i cui preparativi cominciano molte ore prima, sia nelle case dei fedeli sia nei mercati cittadini. Ci sono alcune differenze tra gli Stati del Sud e del Nord: nel primo caso i musulmani sono soliti rompere il digiuno con il nonbu kanji, un piatto a base di riso, cocco, dhal (un misto di legumi secchi) e carne di montone. Nell'India del Sud ci sono tantissimi vegetariani e questi ultimi sostituiscono l'abbondante piatto con la surkumba, una sorta di budino dolce a base di latte. Nel Nord della nazione invece il pasto si apre con i tradizionali datteri, seguiti da frutta fresca; la terza portata è invece a base di cibi fritti e il piatto più importante è proprio il samosa.

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A prescindere dalle diverse tradizioni alimentari, l’iftar è sempre un pasto condiviso in famiglia o in comunità, e per quanto sia più abbondante degli altri non deve essere un’abbuffata: anche se il cibo è abbondante tutto deve avvenire sempre nel decoro e con moderazione, senza esagerazioni. E soprattutto senza cibi eccessivamente grassi (inclusi i prodotti da fast food), ricchi e pesanti. Terminato l’iftar, nel corso della notte ci si può concedere della frutta, qualche dolcino o bere succhi di frutta, ma entro l’alba, prima del suhur che segnerà l’inizio di un nuovo ciclo di digiuno.

Il termine del periodo di Ramadan si celebra con l’Eid al-Fitr, la grande festa della rottura del digiuno: la celebrazione prevede preghiere comunitarie, visite a parenti e ovviamente grandi pranzi, in famiglia o con la comunità, per condividere gioia e cibo. In questo caso la regola è l’abbondanza e il pasto è ricchissimo, di solito a base di carne (agnello, manzo, pollo) spesso accompagnata da riso (come il Kabsa), couscous, verdure stufate, zuppe e pane tipo pita; non mancano dolci tradizionali e bevande di ogni tipo.

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