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28 Gennaio 2026
18:00

Le posate più pesanti rendono il cibo più buono secondo la gastrofisica

Uno studio condotto da un professore dell'Università di Oxford afferma che la percezione del gusto può essere influenzata da diversi elementi, come peso, forma e colore delle posate. Proprio questo è il campo di indagine della gastrofisica, che considera il mangiare un'esperienza multisensoriale.

A cura di Arianna Ramaglia
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Abbiamo ormai superato da tempo la convinzione che il sapore di un alimento dipenda esclusivamente dal gusto. Sono molti gli studi che dimostrano come questo si costruisca innanzitutto attraverso l'olfatto, ma anche come possa essere influenzato dagli altri sensi, come udito, tatto e vista. Addirittura, secondo alcuni ricercatori dell'Università di Oxford, il peso delle posate può modificare la nostra percezione di un cibo: no, non si tratta di fantascienza ma di gastrofisica.

Più è pesante la posata, maggiore è la qualità percepita: cosa dice lo studio

È apparso circa un mese fa, sulla pagina Instagram dell'Università di Oxford, un reel in cui Charles Spence, professore di psicologia sperimentale e direttore del Crossmodal Research Laboratory, afferma che il modo più semplice per rendere un piatto più apprezzato dalle persone per cui viene preparato è "servirlo con posate pesanti. Aggiungere peso a coltelli, forchette, cucchiai rende migliore il sapore dei piatti". Secondo il padre della gastrofisica – "gastro da gastronomia e fisica dalla psicofisica" come spiega lui stesso -, il peso delle posate influisce sulla percezione del cibo, come riportato da un suo studio pubblicato diversi anni fa sulla rivista Flavour.

L'esperimento condotto da lui e dal suo team prevedeva la somministrazione dello stesso piatto, con posate prima leggere e poi più pesanti, a circa 130 partecipanti: il risultato fu che quello consumato con le posate più pesanti venne giudicato più buono, più prezioso e di qualità superiore. I soggetti dichiararono perfino di essere disposti a pagare di più, nonostante non ci fosse, ovviamente, alcuna reale differenza nella preparazione. Il motivo dietro questo giudizio è di natura psicologica: il cervello associa a un oggetto più pesante concetti come solidità, valore e cura, trasferendo quindi queste sensazioni al piatto che stiamo mangiando, al di là di ciò che effettivamente stiamo consumando.

Il ruolo del colore e della forma

Nel corso degli anni Charles Spence si è dedicato a diverse ricerche che studiano la connessione tra la nostra percezione del cibo e altri elementi apparentemente a sfere sensoriali diverse dal gusto – per questo si parla di esperienza multisensoriale – come l'effetto che ci provoca il rumore delle patatine croccanti. Oltre a studiare come il peso delle posate influenzi il modo in cui percepiamo un cibo, Spence, insieme a un team di esperti, ha analizzato anche il ruolo del colore. Durante i diversi test, uno yogurt, per esempio, fu giudicato più dolce e gradevole se consumato su un cucchiaino bianco, mentre contrasti cromatici più forti portarono a valutazioni differenti, nonostante si trattasse dello stesso alimento. Il medesimo yogurt, quindi, veniva percepito diversamente su un cucchiaio nero, mentre quello alla fragola era considerato meno dolce se si trovava su un cucchiaio blu, colore associato generalmente ad alimenti meno dolci.

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La spiegazione dietro tali comportamenti è che il cervello integra informazioni visive e tattili prima ancora che il cibo venga inserito nella nostra bocca, creando delle aspettative che finiscono inevitabilmente per influenzare il gusto percepito. Per la stessa ragione, anche la forma di una posata può cambiare la nostra percezione: i partecipanti allo studio hanno percepito un formaggio più salato quando veniva assaggiato da un coltello, rispetto a quando veniva mangiato con una forchetta, un cucchiaio o uno stuzzicadenti. Cucchiai più piccoli, invece, tendono a far sembrare il cibo più dolce, perché sono solitamente associati ai dessert.

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A cura di
Arianna Ramaglia
Laureata in Scienze della Comunicazione, ho frequentato il Master in Comunicazione Multimediale dell’Enogastronomia. Con una smisurata passione per la cucina, da piccola volevo fare la chef: sono cresciuta guardando la Prova del cuoco, preparando crocché con mia nonna e pizze con mia madre. Poi ho scoperto le gioie della scrittura e quindi, oggi, cucino per amore, scrivo felicemente per lavoro e mangio per passione.
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