
Se qualche decennio fa qualcuno avesse detto che avremmo parlato in video con un parente dall'altra parte del mondo, gratis e dal telefono, probabilmente nessuno gli avrebbe creduto. E lo stesso vale per tante altre cose che diamo per scontate, come pagare la spesa avvicinando il cellulare alla cassa o chiedere a un assistente vocale la ricetta della carbonara. Col tempo tante cose sono diventate normali, ma ci sono tanti altri progetti audaci non ancora completati: tra questi la carne coltivata – autorizzata soltanto in alcuni paesi – e la produzione in laboratorio di latte materno. Nessuno, al momento, riesce a ricostruire fino in fondo un alimento che contiene circa 1.500 componenti diverse, tra anticorpi e molecole che accompagnano lo sviluppo del sistema immunitario dei neonati.
Eppure, anche in questo campo qualcosa si sta muovendo. Una startup parigina, Numi, ha appena ottenuto dal governo francese 3,7 milioni di euro per portare avanti un progetto che prova a fare proprio questo: coltivare in laboratorio le cellule delle ghiandole mammarie umane, le stesse che nel corpo di una donna producono il latte durante l'allattamento, e usarle come una piccola fabbrica biologica. Si tratta di una sovvenzione non diluitiva, in cui lo Stato sostiene l'iniziativa senza entrare nel capitale dell'azienda e senza chiedere quote in cambio. Il principio ricorda quello della carne coltivata, ma l'ambizione è molto più alta.
L'obiettivo di Numi non è sostituire l'allattamento, ma offrire un'alternativa più vicina quando allattare non è possibile, non basta o deve essere interrotto, una situazione molto meno rara di quanto si pensi. Nei prossimi paragrafi vediamo come funziona il processo, perché il latte umano è così difficile da imitare e cosa c'è dietro il finanziamento francese.
Come si produce il latte materno in laboratorio
Le cellule di partenza, quelle delle ghiandole mammarie, arrivano alla startup Numi da ospedali e banche del latte con cui l'azienda stessa collabora. Il metodo ricorda in parte quello della carne coltivata: le cellule crescono in un ambiente protetto, dove ricevono i nutrienti giusti per produrre latte. All'interno di bioreattori che ricreano la struttura 3D del tessuto mammario, le cellule assorbono i nutrienti e secernono continuamente il fluido biologico, che viene poi raccolto, isolato e purificato. Ma l'obiettivo non è limitarsi a mettere insieme proteine, grassi e zuccheri nelle quantità giuste: la vera sfida è replicare l'incredibile ricchezza biologica di questo alimento.
Perché il latte umano è così difficile da copiare
Il punto è che il latte materno non è soltanto un insieme di macronutrienti nelle giuste proporzioni ma contiene circa 1.500 componenti diversi: anticorpi, oligosaccaridi, acidi grassi e molecole bioattive che aiutano il neonato a sviluppare sistema immunitario, apparato digerente e cervello. Le formule per l'infanzia riescono a riprodurre bene i nutrienti principali, ma sono molto più indietro proprio su questi composti bioattivi. Numi non promette di copiarli tutti, ma di replicarne il maggior numero possibile. Ciò favorirebbe, come già detto, quel novero di donne che non è fisiologicamente in grado di allattare (tra il 5% e il 10% secondo i dati raccolti dalla startup).

A cosa serve replicarlo? I numeri che spiegano il problema
Secondo i dati raccolti dalla startup, tra il 5 e il 10% delle donne non è fisiologicamente in grado di allattare. Molte altre incontrano difficoltà lungo il percorso: uno studio del 2019 su 552 madri ha rilevato che circa il 70% ha avuto diversi problemi, soprattutto nel primo mese (tra cui anche dolore). Inoltre, ogni anno nel mondo nascono circa 130 milioni di bambini e la maggior parte riceve già latte artificiale, ma questo è decisamente inferiore rispetto a quello materno sotto il punto di vista nutrizionale, in particolar modo per la mancanza di composti bioattivi che rafforzano il sistema immunitario. Numi propone il latte coltivato come un’alternativa di qualità superiore rispetto ai latti artificiali, che spesso contengono più proteine e influiscono in modo diverso sul senso di sazietà del bambino.
Il Governo francese sostiene il progetto e investe 3,7 milioni di euro nella ricerca
Fondata appena tre anni fa da Eden Banon-Lagrange ed Eugénie Pezé-Heidsieck, la startup ha ricevuto un forte sostegno economico da parte del Governo francese, di ben 3,7 milioni di euro. Questi soldi arrivano dal programma i-Démo 5, parte del piano Francia 2030 da 54 miliardi di euro, che sostiene progetti in settori considerati ad alto potenziale per l'economia. Il progetto di Numi, chiamato Numindus, è stato scelto dall'ufficio del Primo Ministro Sébastien Lecornu e i fondi saranno gestiti dalla banca pubblica d'investimento Bpifrance.
Il fatto che un finanziamento così importante arrivi proprio dallo Stato francese, e che si collochi sopra il 90° percentile di tutti i bandi assegnati nel Paese, è un segnale che va oltre il singolo progetto: dice che scienza e sviluppo tecnologico stanno guardando con grande attenzione questa strada. Non è un caso isolato, perché anche altrove si stanno muovendo i primi passi nella stessa direzione: negli Stati Uniti, per esempio, 108Labs lavora anch'essa sul latte materno coltivato, mentre altre startup nel mondo sperimentano tecnologie simili applicate al latte vaccino o a singoli componenti bioattivi. Un interesse che cresce su più fronti, insomma, e che lascia intuire come questo non sia più considerato un progetto isolato o visionario, ma un campo su cui vale la pena investire.
Detto questo, è bene mettere in chiaro che i tempi non saranno brevi. Per parlare davvero di latte materno, e non semplicemente di un'ennesima formula convenzionale, servono ancora molti test, verifiche approfondite sulla sicurezza e autorizzazioni da parte delle autorità competenti, un percorso lungo e necessario quando si parla dell'alimentazione dei più piccoli. La differenza, del resto, non è di poco conto: come abbiamo visto, il latte artificiale tradizionale ha valori nutrizionali più bassi e un patrimonio di componenti biologiche molto più ridotto rispetto a quello materno. Colmare questa distanza richiederà tempo, ma il fatto che oggi ci si stia provando, con investimenti concreti alle spalle, è già un passo che fino a poco tempo fa sembrava impensabile.