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25 Febbraio 2026 16:00

La crisi climatica sta rendendo il caffè sempre più caro

Secondo un report di Climate Central, il cambiamento climatico sta compromettendo la produzione di caffè. In tutti i 25 Paesi produttori si è registrato un aumento delle temperature oltre i 30 °C, una soglia critica che può causare stress termico nelle piante e incidere negativamente sulla resa.

A cura di Arianna Ramaglia
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Il caffè non è solo una bevanda, ma un vero e proprio rituale quotidiano diffuso e amato in tutto il mondo: proprio per questo motivo, ha bisogno di essere tutelato: la crisi climatica, infatti, sta mettendo a rischio la sua produzione. Una recente analisi pubblicata da Climate Central ha rivelato che le alte temperature stanno rendendo le terre tradizionalmente dedicate alla coltivazione sempre più inadatte, con potenziali effetti irreversibili sull'industria globale del caffè.

I principali Paesi produttori tra caldo estremo e cali di resa

Climate Central, organizzazione scientifica indipendente dedicata alla climatologia, ha analizzato alcuni dati climatici relativi ai 25 Paesi produttori di caffè, che rappresentano circa il 97% della produzione mondiale: tutti hanno sperimentato un aumento delle temperature, dannose per la salute delle piante, soprattutto per la varietà Arabica. Per arrivare a questi risultati, gli esperti hanno preso in esame i dati meteorologici tra il 2021 e il 2025 nelle zone di riferimento, mettendoli a confronto con le condizioni che sarebbero esistite senza le emissioni di carbonio derivanti dall'attività umana: è stato confermato che il riscaldamento globale ha aggiunto decine di giorni in più con temperature dannose, che superano i 30 °C. Oltre questa soglia, le piante possono entrare in stress termico: ciò che ne consegue è un rallentamento della fotosintesi, un maggior consumo di energia per sopravvivere e una minore produzione di fiori e frutti. Il risultato? Un raccolto ancora più scarso e chicchi di qualità inferiore, oltre che l'aumento di malattie e parassiti che rendono le piante ancora più fragili.

Il rapporto mostra come nei cinque maggiori Paesi produttori, responsabili di circa il 75% della produzione mondiale – Brasile, Vietnam, Colombia, Indonesia ed Etiopia – si sperimentino in media più di 140 giorni all'anno con caldo dannoso, con 57 giorni in più rispetto a quanto accadrebbe senza il cambiamento climatico causato dall'uomo. Il Paese maggiormente colpito è stato El Salvador con 99 giorni aggiuntivi di caldo dannoso, mentre il numero scende leggermente per il Brasile – il più importante produttore al mondo con circa il 37% della produzione totale – arrivando a 70 giorni con temperature che superano i 30 °C. L'Etiopia, invece, che detiene il 6,4% della produzione mondiale, ne registra 34.

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Dal report ufficiale di Climate Central

Pioggia, malattie e insetti: gli altri fattori che complicano la coltivazione

Il rapporto presentato da Climate Central mette in luce anche ulteriori problematiche che possono compromettere la produzione del caffè. Le variazioni delle precipitazioni, ad esempio, sono un altro fattore che mette a rischio la crescita delle piante, che, invece, hanno bisogno di piogge regolari e abbondanti: se l'acqua scarseggia, di conseguenza, la resa diminuisce. A questo poi si aggiungono anche parassiti e malattie, come la ruggine fogliare e la piralide del caffè, la cui diffusione è stata favorita soprattutto dalle oscillazioni di temperatura.

In questo contesto, quindi, i coltivatori, che spesso sono piccoli proprietari che dipendono solo da questa coltura, sono costretti ad adattarsi, anche se mancano finanziamenti adeguati. Secondo uno studio, questi agricoltori, che producono dal 60% all'80% del caffè, hanno ricevuto solo lo 0,36% dei fondi necessari per adattarsi agli impatti della crisi climatica nel 2021. Il rischio è che senza interventi adeguati, entro il 2050 la superficie idonea alla produzione potrebbe ridursi addirittura fino al 50%. Secondo gli esperti, inoltre, il pericolo non è soltanto una diminuzione del raccolto, ma anche lo spostamento geografico delle coltivazioni: i produttori potrebbero cercare aree più fresche ad altitudini maggiori, con la minaccia però di una nuova deforestazione.

Tra le strategie più efficaci, lo stesso Climate Central segnala pratiche agricole sostenibili, come la coltivazione di alberi che facciano ombra alle piante del caffè, proteggendole dal calore eccessivo e migliorando la qualità del suolo, anche se la produzione potrebbe essere sensibilmente inferiore rispetto alle coltivazioni in pieno sole.

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L'effetto sui costi del caffè

Tutto questo, per noi consumatori, si traduce in un aumento del prezzo del caffè. Secondo i dati della Banca Mondiale, i costi dei chicchi delle varietà Arabica e Robusta sono quasi raddoppiati tra il 2023 e il 2025. A confermare questa tendenza è anche l'International Coffee Organization che nel suo report ha registrato, a febbraio 2025, un record storico del prezzo composito globale – che riassume in un solo numero l'andamento dei prezzi internazionali del caffè -, segnalando un mercato sempre più instabile e vulnerabile. Non è facile stabilire come si evolverà la situazione e quanto ancora aumenterà il prezzo del caffè, ma una ricerca pubblicata lo scorso giugno sulla rivista Agricultural Systems afferma che, durante il prossimo decennio, le rese di caffè potrebbero diminuire in diverse zone: le stime prevedono una diminuzione tra il 23% e il 35% in America Latina, mentre in Africa il calo potrebbe attestarsi tra il 16% e il 21%.

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