
In una metropoli frenetica come Tokyo, un progetto rivoluzionario inverte il paradigma: non più servizi perfetti e rapidi, ma ordini "sbagliati" e senza fretta. Si chiama proprio così, "Restaurant of Mistaken Orders", il ristorante degli ordini sbagliati: il nome è una fedele promessa all'esperienza che si vive all'interno. Qui ricevere ciò che si è ordinato non è affatto garantito, il motivo? I camerieri sono tutti ultraottantenni affetti da demenza senile.
Il ristorante degli ordini sbagliati: il nuovo progetto in Giappone
L'idea è nata dalla mente di Shiro Oguni, che ha voluto assumere solo ottantenni affetti da diverse forme di demenza senile. In questo locale quindi l'errore non è considerato un fallimento, ma è l'essenza dell'esperienza: infatti, circa il 30% delle ordinazioni non vengono rispettate, ma il 90% dei visitatori rilascia recensioni positive. Questa iniziativa non poteva non nascere in Giappone, tra i paesi con la percentuale di anziani più alta del mondo. Il progetto si inserisce in un contesto preciso, nella cosiddetta Silver Economy, cercando di ridefinire l'invecchiamento. Il ristorante quindi è anche una risposta a una realtà demografica che, sotto un certo punto di vista, è preoccupante: si stima infatti che circa il 30% della popolazione abbia più di 65 anni.
Una buona percentuale di queste persone è colpita da demenza senile, ma anziché essere emarginate, desiderano continuare a partecipare alla vita sociale e alle "normali" attività quotidiane. Questa attenzione verso l’inclusione in Giappone è così sfociata nel ristorante degli ordini sbagliati, in cui i clienti varcano la soglia del ristorante e sanno benissimo cosa aspettarsi: ritmo lento, sorrisi sinceri e una portata che non hanno chiesto. Dimostrando, così, che l'errore non dev'essere per forza valutato alla stregua di un fallimento, ma può diventare un'esperienza ricercata e addirittura apprezzata.
Non è l'unico esempio: c'è anche l'Orange Day di Sengawa
Sulla scia di questa filosofia, per certi versi paradossale, dati i ritmi frenetici del Giappone, sono nate anche altre realtà tra cui l'Orange Day a Sengawa, un subborgo di Tokyo. Tutte queste iniziative rispondono al "Quadrano Generale delle misure in una società che invecchia", un piano quinquennale inclusivo per preparare un ambiente sociale in cui l'età non rappresenti un limite per le attività quotidiane. Qui, un ristorante aperto per pranzo e cena viene preso in gestione per un giorno al mese dall'associazione Akiko Kanna: il concept è sempre lo stesso, un servizio semplice, con il sorriso, anche se non sempre corretto.
Molti dei clienti sono addirittura familiari dei camerieri o in qualche modo convivono seppur indirettamente con forme di demenza, in casa o al lavoro. "Il bar non è solo un posto dove essere accettati, è un'occasione per dimostrare che anche chi è affetto da demenza può ancora fare qualcosa per gli altri", ha spiegato la promotrice del progetto Kanna. Alla fine dei turni di lavoro, questi "speciali" camerieri riscuotono la paga della giornata. Un gesto carico di significato che va oltre il pagamento, ma che vuole essere un ringraziamento verso chi, nonostante età e fragilità psico-fisiche, vuole mettersi a disposizione della società.