24 Ottobre 2022 11:40

Fake news del pranzo di pesce a Gubbio. Il ristoratore può denunciare per diffamazione?

La fake news del pranzo di pesce crudo a Gubbio è circolata in tutta Italia nel giro di poche ore, sul finire della scorsa settimana. Il ristoratore interessato da questa bufala può agire per vie legali? Ci sono i presupposti per la querela per diffamazione?

A cura di Alessandro Creta
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Un pranzo a base di pesce crudo in un ristorante di Gubbio tramutatosi in una sorta di apocalisse gastrointestinale. Decine di persone colte da dissenteria fulminante, malori vari e interventi di forze dell'ordine e pronto soccorso per cercare di contenere una situazione apparentemente allucinante. È stata la news, poi rivelatasi fake, capace di circolare in modo insistente sul web, tra social e testate giornalistiche, solo qualche giorno fa. Gonfiatasi e sgonfiatasi nel giro di poche ore, il tempo delle smentite del caso per far rientrare una notizia che era già diventata di interesse pubblico e nazionale.

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Proprio il ristoratore colpito in pieno da questa bufala ha dovuto affidarsi a un post smentita sulla pagina social del proprio locale, per specificare come nulla di quanto raccontato corrispondesse a realtà. Ora, alla luce di quanto successo, l'esercente potrebbe agire per vie legali, denunciando per diffamazione chi ha diffuso questa fake news e ledendo l'immagine del suo locale?

È stata trending topic nella parte finale della scorsa settimana. La storia è diventata virale in pochissime ore, coinvolgendo l'Italia intera da Nord a Sud. Audio spacciati come testimonianze reali, materiale fotografico a sostenere il tutto e una storia talmente assurda da poter sembrare, in un primo momento, vera.

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Biscotto (a sinistra) e il ristoratore – Dalla pagina Facebook del ristorante interessato dalla fake news

La fake news del pranzo di pesce a Gubbio ha scatenato i social: ritenuta in un primo momento una notizia autentica ma sgonfiatasi poi nel giro di poche ore già nella giornata di venerdì. Il tempo che iniziasse a circolare anche tra le colonne di numerose testate, anche nazionali, capaci di rilanciare la news senza un adeguato fact checking, come deontologia giornalistica vorrebbe.

Il ristoratore di Gubbio può denunciare per diffamazione?

Fatto sta, a Gubbio in qualche modo (e per vie traverse) si è fatta la storia. Una fake news capace probabilmente di rimanere negli annali ma che d'altra parte ha contribuito a ledere, e non poco, non solo il nome di Gubbio ma anche la visibilità e la reputazione del ristorante interessato. Il gestore del locale ha dovuto affidare ai social la smentita del caso, mentre la bufala continuava imperterrita a circolare sulle home page di numerose testate. La domanda a questo punto sorge spontanea: l'esercente, Massimiliano Casoli, leso da questa fake news può agire per vie legali, denunciando per diffamazione chi ha creato ad arte e fatto circolare la notizia? La risposta, in estrema sintesi, è sì, ma cerchiamo di spiegare meglio cosa prevederebbe la legge.

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Astrattamente si potrebbe configurare l’ipotesi di una denuncia contro ignoti, laddove non si risalisse ai nominativi delle persone responsabili della fake news, per diffamazione aggravata, in quanto c’è stato l’utilizzo del web che è equiparato a quello della stampa.

Il punto centrale è però forse un altro: bisognerebbe constatare se si sia configurato il fatto, cioè la diffamazione. È stato mai nominato questo ristorante negli audio circolati? Ci sono dei riferimenti espliciti al locale? Oppure è stato identificato da quelli del posto in base a una serie di elementi ricognitivi? Se non ci sono chiari riferimenti al ristorante ma solo qualche elemento grazie al quale chi è della zona potrebbe risalirci, non si configurerebbe infatti il reato. Se invece c’è stata un’indicazione, anche di una serie di elementi che fanno risalire al ristoratore o al suo locale, rimandando l’accaduto a una responsabilità dell’esercente, allora si configurerebbe la diffamazione aggravata.

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In questo caso quindi il ristoratore (che, ripetiamo, ha dovuto affidare a un post social la smentita del caso) potrebbe esporre una querela nel momento in cui si sia sentito leso nella sua immagine o nel buon nome commerciale del locale. Detto questo comunque sia sarà la Procura a dover ravvisare il contenuto minimo per procedere alle indagini e con queste verificare se c’è stato un reato o dei reati.

Il ristoratore potrebbe querelale le testate?

Alla luce di quanto avvenuto anche mezzo stampa, ci sarebbero i presupposti per querelale le testate che hanno contribuito a diffondere la bufala? Nel caso in cui il ristoratore fosse a conoscenza di qualche giornale che ha riportato in maniera errata la notizia ciò potrebbe essere indicato nella querela, oppure potrebbe esser domandato alla Procura di effettuare indagini al fine di risalire a tutti i possibili autori del reato di diffamazione aggravata, tramite la diffusione di notizie lesive del buon nome commerciale del ristorante.

Va detto come in tanti articoli non ci siano chiari riferimenti al locale, ma dei più generici "ristorante della zona" oppure "ristorante di Gubbio", fermo restando come la sconfitta di parte del sistema giornalistico sia proprio riferita alla mancanza di verifica da parte di svariate testate.

Eticamente e deontologicamente, infatti, le testate stesse dovrebbero accertarsi che tutto ciò che viene scritto sia veritiero, e non basarsi su condivisioni, riferimenti e pubblicazioni altrui per divulgare la notizia. Quello che è avvenuto tra giovedì e venerdì scorso è stato una sorta di copia e incolla tra vari giornali, al fine di pubblicare la notizia nel modo più veloce possibile, bruciando sul tempo la concorrenza, senza verificare come l'accaduto fosse tutto, o in parte, vicenda reale.

Tolta la parte ilare dell'episodio la cosa più triste emersa da tutto ciò è forse la sconfitta di buona parte del sistema giornalistico nostrano, concentrato più sul fare numeri basandosi su una serie di audio e testimonianze non verificate piuttosto che constatare in prima persona la veridicità dell'avvenimento. Il celebre (ma evidentemente non per tutti) fact checking è stato sacrificato in nome del sentito dire, delle voci, dei rumors. Gli articoli che ne sono nati avranno con molta probabilità collezionato views, contribuito all'audience delle varie testate, dall'altra parte però sono simbolo della corsa all'oro (leggasi, del traffico interno) incontrollata e indiscriminata di cui ormai tanti (troppi) si rendono protagonisti. La verità, in un modo o nell'altro, in qualche modo però viene sempre a galla. Grazie, in questo caso, a chi non ha ceduto a una facile impulsività, a chi ha constatato come effettivamente la notizia fosse stata montata ad arte. Il danno, però, ormai era fatto.

E invece di dover recuperare i buoi (o in questo caso forse meglio dire le oche) una volta fuggiti dal recinto, sarebbe opportuno accertarsi come il recinto stesso sia stato precedentemente chiuso con tutte le dovute accortezze. Prevenire è sempre meglio che curare: i proverbi poche volte falliscono. Le bugie dopotutto hanno le gambe corte e la figuraccia è sempre dietro l'angolo.

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A cura di
Alessandro Creta
Giornalista gastronomico per professione, mangiatore seriale per passione. Mi piace navigare tra le pieghe del cibo, perché il food non è solamente cucina, ristoranti e chef. Appassionato di olio evo ma anche di viaggi, mi fate felice con un Verdicchio.
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