17 Giugno 2022 11:38

Emergenza siccità: a breve si dovrà scegliere se dare l’acqua a noi o all’agricoltura

Chiesto lo stato di calamità naturale dal Piemonte: la siccità che sta colpendo il Centro-Nord Italia avrà ripercussioni molto gravi già nei prossimi giorni.

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Il Piemonte è il primo a chiedere al Governo lo stato di calamità naturale ma seguiranno tutte le regioni del Nord Italia. Siamo appena a metà giugno ma il nostro Paese è già assetato, con lo spettro del razionamento dell'acqua sempre più incombente, ormai inevitabile. Il rischio, del quale ancora non si parla esplicitamente, ma che è ben chiaro a tutti, è che si arrivi a dover scegliere fra irrigare i campi o far arrivare l'acqua dai rubinetti. Una catastrofe.

L'emergenza del bacino del Po va ben oltre il settentrione

L'allarme siccità è in atto da tempo perché in Piemonte non piove da 111 giorni, un lasso di tempo che non si vedeva da anni. Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha annunciato che seguirà l'esempio del collega piemontese Cirio cercando di coinvolgere tutte le regioni del settentrione toccate dal fiume Po. Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, si è immediatamente messo a lavoro creando un comitato di coordinamento nazionale degli Osservatori presso le Autorità di bacino per "fare un quadro d'insieme delle misure a livello nazionale".

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La siccità che sta vivendo il bacino del Po coinvolge anche le regioni del Centro: l'Arno e l'Ombrone in Toscana hanno flussi inferiori del 50%; il Sentino, l'Esino e il Nera nelle Marche sono ai minimi storici; il lago Trasimeno e la diga di Maroggia in Umbria sono dimezzati rispetto al livello stabile; il Tevere nel Lazio è al livello più basso toccato dal 1996, per non parlare dei laghi di Nemi e Bracciano, pericolosamente a secco. L'acqua in questo momento è diventata una risorsa scarsa e preziosa in tutto il Paese e, se la situazione dovesse continuare così, non si potrà fare a meno di un intervento statale e della scelta da parte del Governo se far prevalere l'uso dell'acqua per gli umani o per l'agricoltura. In ogni caso sarà messa a durissima prova una grossa fetta di popolazione già provata dalle vicende internazionali e dalla crisi energetica mondiale.

Se il problema della siccità non si attenuerà in tempi brevissimi, le ripercussioni saranno molto gravi. I danni stimati hanno un costo di circa 2 miliardi di euro a causa del calo dei raccolti che hanno bisogno di molta acqua per crescere, facendo salire la dipendenza nazionale dall'estero per il grano tenero necessario a fare pane, biscotti e dolci; per il mais che serve all'alimentazione degli animali, per il grano duro fondamentale per la pasta e per l'orzo, usato un po' in ogni lavorazione.

Le imprese agricole hanno già fatto richiesta di interventi straordinari e immediati per salvare i raccolti e la produzione alimentare. A causa della siccità i costi di irrigazione fanno un balzo in avanti, andando a colpire soprattutto il reparto ortofrutticolo: Confagricoltura ha fatto sapere che in media ogni ettaro costa 430 euro solo di energia elettrica, nel 2020 "la stessa voce di spesa si attestava a 92 euro. Siamo di fronte a un evento di portata eccezionale e per questo chiede interventi urgenti e straordinari".

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