Strisce croccanti di carne di suino legate a coppia, lungamente stagionate, a metà tra uno snack spezzafame e un aperitivo che sa di tradizione, le coppiette romane sono uno dei simboli gastronomici dei Castelli Romani, quelli "der vino" per capirci. Anche dette "coppie", le coppiette romane vantano origini antiche: inizialmente prodotte con carne di cavallo, erano molto diffuse tra i viandanti o come pasto rapido da gustare con un quartino di vino rosso che, data la sapidità della carne, scendeva giù una bellezza. Se siete stati tra Ariccia e Frascati, saprete di che prelibatezza parliamo, se invece non li conoscete, ecco tutto quello che dovete sapere sulle coppiette romane.

Cosa sono le coppiette romane

In teoria parliamo di "semplici" strisce di carne essiccata, di fatto di una preparazione antica che vede impiegate le parti più nobili del suino: cosce, filetto e lombo per essere più precisi. La carne viene lavorata entro due giorni dalla macellazione, tagliata a striscioline lunghe tra i 15 e i 20 centimetri e larghe appena 1 o 2 centimetri: poi le striscie vengono legate a coppia, aromatizzate e in fine lasciate essiccare al sole, vicino a un camino o, più industrialmente, in forno. Solo alla fine del periodo di asciugatura, avremo delle coppiette di colore rosso intenso, profumate, nodose e croccanti: pronte per essere sgranocchiate accanto a un bicchiere di vino, rigorosamente rosso.

Storia e curiosità

Le coppiette romane nascono nel basso Lazio, nella zona dei Castelli Romani, di cui sono di fatto vanto e simbolo culinario. Ariccia, Frascati, Albano e Monterotondo: sembra che proprio qui, anticamente, le coppiette siano nate dalla necessità di utilizzare la carne di cavallo, quando l'esemplare non risultava più utile al lavoro nei campi. Le prime coppiette, utilizzate come spuntino energetico dai viandanti e solo successivamente divenute pasti frugali nelle taverne, erano all'inizio composte da carne equina sostituita nel tempo con carne di pecora e, soprattutto negli ultimi anni, di maiale.

Un'altra leggenda vuole che le coppiette romane venissero furbamente usate dall'oste per aumentare la sete dei clienti e vendere più vino agli avventori delle osterie: la sapidità della carne speziata infatti era (ed è) in grado di stuzzicare il palato e… via con il secondo giro di rosso. Il nome "coppiette" deriva dall'antica tecnica di preparazione con cui le strisce venivano piegate a metà e legate a due con un filo, con cui venivano legate per l'essiccatura.

Come farle in casa

Per gustare le coppiette originali, vi consigliamo di fare un salto tra Ariccia e Frascati, chiedere di qualche macellaio del posto che segue ancora la ricetta tradizionale e farne scorta; ma se avete pazienza e voglia di sperimentare potete provare a farle anche in casa.

Procuratevi del lombo o del filetto di maiale, tagliatelo prima a fettine spesse circa un centimetro, quindi a listerelle; insaporite la carne con peperoncino, sale e pepe (a cui potete aggiungere anche finocchietto o anice stellato, secondo i vostri gusti) e lasciatela a riposo in frigo per 48 ore, su un piatto coperto con la pellicola. A questo punto potete appenderle all'aperto, alla luce del sole, per 2 giorni, oppure vicino al camino così che si secchino e perdano tutti i liquidi. Una volta seccate potete farle ulteriormente asciugare cuocendole per 30 minuti in forno a 140 °C.