30 Settembre 2022 11:00

Castagne: come distinguere quelle buone dalle matte e tossiche? Guida e consigli

Tutte le differenze tra le castagne selvatiche, commestibili, e quelle pazze, tossiche. Come si riconoscono e in cosa si differenziano? La mini guida per non correre rischi.

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A cura di Alessandro Creta
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Sapevate? Non tutte le castagne sono buone, anzi alcune di loro possono causare problemi intestinali e intossicazioni. Attenzione a quelle pazze (anche dette castagne matte), quelle assolutamente da non mangiare. Mini guida per riconoscere le due varietà.

L'autunno, si sa, è periodo di castagne. Uno dei prodotti simbolo dei primi freddi dopo i caldi estivi e tra i cibi più amati della stagione corrente. Bollite, cotte al forno o direttamente sul fuoco, le castagne (così come anche i marroni) sono le regine di questo periodo dell'anno. Consumate a fine pasto oppure come gustoso snack, perché no per un aperitivo saziante quanto calorico.

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Castagne matte

Così come per quanto riguarda i funghi (il cui mondo è assolutamente più vasto), comunque sia, bisogna stare ben attenti anche a consumare le giuste castagne. Non tutte quelle che si trovano, infatti, sono buone e commestibili. C'è una varietà di castagna tossica, non edibile, per quanto esteticamente confondibile con quella che spesso e volentieri ci ritroviamo a preparare.

Bisogna fare attenzione alla cosiddetta castagna matta (o pazza). Già, ma come fare a riconoscerla?

Come riconoscere la castagna matta?

Nonostante l'omonimia e alcune somiglianze estetiche, castagne e castagne matte sono due frutti (o forse meglio dire semi) differenti, di distinzione non complicata con un minimo di attenzione e accortezza. Può capitare, comunque sia, che qualcuno non riesca a riconoscerle: i casi di intossicazione non sono rari.

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Castagne selvatiche

La castagna deriva della Castanea sativa, grande albero che appartiene alla famiglia delle Faceceae e presente tra i 300 e i 1200 metri d'altezza, mentre la castagna matta deriva dall'Aesculus hyppocastenum, l’ippocastano, albero utilizzato prettamente a scopo ornamentale e per creare ampie zone d'ombra lungo le strade e nei parchi urbani. Quindi rintracciabile anche in città.

Differenti, insomma, già le piante di provenienza e le foglie delle due specie sono fisiologicamente diverse tra loro. Quelle del castagno, infatti, sono singole e seghettate mentre nell'ippocastano sono composite e formano una sorta di palmo.

Le differenze tra le due varietà non si fermano qui. Facile anche distinguere i rispettivi ricci: mentre quello della castagna tradizionale è marrone, con aculei lunghi e pungenti (essendo un frutto selvatico), quello della castagna matta si presenta di colore più verde acceso e con meno spine, più corte.

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Qualora non siamo ancora stati capaci a riconoscere i due prodotti, possiamo farlo grazie alla loro forma. La castagna pazza si presenta più tondeggiante rispetto alla controparte commestibile, di minori dimensioni e con uno o più lati maggiormente schiacciati (potendo essercene, in un singolo riccio, fino a sette semi).

Cosa succede se mangio le castagne matte?

Se ancora non siamo riusciti a distinguere i due prodotti, la nostra ultima ancora di salvezza è rappresentata dal processo di cottura. Nel momento in cui ci ritroviamo a cucinare le castagne matte in acqua, infatti, questa emanerà un odore sgradevole. Il sapore finale, poi, risulterà amaro e piuttosto spiacevole. Meglio quindi lasciar stare. Le avvisaglie, insomma, ci sono tutte.

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Le castagne matte, come detto, sono tossiche. Consumandole si può andare incontro a malesseri capaci di sfociare in disturbi intestinali o lesioni renali. Tutto è provocato dalla presenza delle cosiddette saponine, sostanze capaci di provocare effetti irritativi, vomito e diarrea. La castagna matta, insomma, è meglio considerarla un fantasioso rimedio contro il raffreddore.

Qualcuno si chiede invece come riuscire a distinguere facilmente la castagna selvatica dal tipico marrone? Ne abbiamo parlato in una guida apposita. 

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Quello che i piatti non dicono
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