chanko nabe, la zuppa dei lottatori di sumo giapponesi

Non si direbbe, ma una dieta di circa 10 mila calorie al giorno per degli uomini che pesano tra i 150 ed i 200 kg se non oltre, in realtà ha alla sua base una zuppa prelibata e sanissimachanko nabe, la zuppa dei lottatori di sumo.

Se vi aspettate una portata piena di grasso, vi sbagliate di grosso: queste "macchine lottatrici" hanno tanta ciccia fuori che va a coprire chili e chili di muscoli, e dunque non sono solo individui grassissimi in perizoma. Il sumo, del resto, è una lotta corpo a corpo dalle origini antiche diventata sport nazionale del Giappone che ha molti legami con l'aspetto spirituale della vita.

Il Sumo: origini e significato

Il lottatore di sumo è l’espressione più evidente di tutti i desideri repressi nell’inconscio dei giapponesi, una proiezione della potenza del Giappone. Vedere un incontro dal vivo è come vedere uno scontro tra rinoceronti: si lanciano l’uno contro l’altro, velocemente e con potenza, con grande tecnica e concentrazione.

Pur essendo lo sport nazionale del Giappone, non è uno sport di massa e su oltre 125 milioni di abitanti ci sono circa 800 praticanti. Per molti giapponesi non è nemmeno uno sport: i 72 yokozuna, gli atleti al massimo livello della struttura a piramide del sumo, sono ritenuti essere quasi delle semidivinità shintoiste.

Lo sviluppo di questa disciplina risale al 1600 quando tanti samurai rimasti senza lavoro cominciarono a lottare in strada per guadagnarsi da vivere. Ancora oggi i lottatori portano i capelli con la tipica acconciatura dei samurai: una volta entrati in palestra non potranno più tagliarli fino al ritiro. Ci sono numerose testimonianze in antichissimi scritti shintoisti che rimandano a questa pratica, all’epoca unita anche alla danza in un rituale che serviva a scacciare gli spiriti maligni e ad ingraziarsi il favore degli dei.

Oggi non è più solo uno sport giapponese perché il sumo è entrato in una parabola discendente in patria così grave da convincere i vertici della federazione ad aprirsi al mondo esterno.

Come si fa la chanko nabe

Tra i rituali shintoisti legati a questo sport c’è anche la preparazione della chanko nabe (dove “Nabe” indica il metodo di cottura). Questa zuppa iperproteica ma molto salutare accompagna i lottatori per tutta la vita, anche dopo il ritiro, perché la maggior parte dei ristoranti nipponici che servono questo piatto sono gestiti da ex sumotori. Dopo anni di lotta, i sumotori diventano spesso cuochi.

Ma come si fa la chanko? Tanto per cominciare, nella zuppa non devono esserci quadrupedi, ma solo bipedi perché nel linguaggio del sumo le quattro zampe sono metafora di sconfitta. La base della preparazione è il dashi, il brodo di pesce, oppure un brodo con pollo e saké per insaporire. Il piatto, come il ramen, non ha una ricetta fissa e spesso si usa ciò che è disponibile nelle palestre o nei ristoranti: spesso si va di pollo, con la pelle, si usa il pesce, preferibilmente fritto e poi verdure come daikon (un ravanello), o il bok choy (il cavolo cinese). Si comincia mangiando tutto ciò che è contenuto nella ciotola fino a lasciare solo il brodo che verrà rimpinguato dal riso lessato e dall’uovo sbattuto.

La chanko nabe tradizionalmente viene servita a seconda dell'esperienza. I lottatori più esperti o gli ospiti della palestra ricevono la prima scelta, mentre quelli più giovani ricevono il resto.

Come detto, il piatto è molto salutare ed i rikishi per raggiungere quel peso si “allenano” per rallentare il più possibile il metabolismo: appena svegli c’è la prima sezione di allenamento, saltano la colazione e poi pranzano, dormendo subito dopo aver trangugiato 4-5 porzioni di chanko, per un totale di circa 10 piatti al giorno di questa buonissima zuppa.