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6 Aprile 2026 16:00

Alla scoperta del mandorleto più grande d’Italia, che si trova nel Lazio

In prossimità del litorale romano, vicino e Fiumicino e Fregene, l'Azienda agricola Maccarese coltiva dal 2019 circa 330 mila alberi di mandorlo, creando un panorama suggestivo a due passi dal mare, tra un borgo storico, oasi naturalistiche e un bel castello settecentesco.

A cura di Federica Palladini
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Se per tradizione siamo abituati a pensare alle mandorle come un prodotto tipico della Sicilia (vedere alla voce Avola) e della Puglia (Toritto docet) potrebbe stupire che il più grande mandorleto d’Italia si trovi nel Lazio, in un'area che si affaccia sul litorale romano e che dal 2019 è diventata l’habitat ideale di quasi 330 mila alberi disposti in scenografici filari che si estendono per circa 150 ettari accanto al mare. Siamo in quel di Maccarese, frazione del comune di Fiumicino, a una manciata di chilometri da Fregene, in una terra strappata dal fango nei primi anni del ‘900 e che è diventata uno dei maggiori centri agricoli della Penisola, dove oggi a essere protagonista è (anche) questa amatissima frutta a guscio. Andiamo alla sua scoperta di questo affascinante luogo.

Il mandorleto: un progetto agricolo contemporaneo

Quello della coltivazione delle mandorle a Maccarese è un progetto molto recente pensato appositamente per dare nuovo slancio in Italia a una coltura millenaria che in termini di volumi, però, è sempre limitata, tanto da dover importare le mandorle dall’estero, in particolare dalla Spagna e dagli Stati Uniti, i maggiori produttori al mondo. È proprio in questi due Paesi, che mescolano pratiche consolidate e innovazione tecnologica, si sono andate a studiare le migliori tecniche, come raccontato più volte da Fabiola Fontana, l’agronoma che ha seguito il percorso fin dall’inizio.

Il mandorleto di Maccarese si caratterizza per essere super intensivo, con una gestione completamente meccanizzata, dalla potatura alla raccolta, irrigazione compresa: attraverso dei sensori posti nel suolo e collegati con uno smartphone, per esempio, è possibile dare acqua e nutrimento alle piante quando ne hanno bisogno, con un risparmio del 30% di acqua. Quando le mandorle sono mature, a settembre, si procede alla loro rimozione dagli alberi con delle apposite macchine che evitano al frutto di staccarsi da solo, cadere a terra e rimanerci più del dovuto, diminuendo il rischio di sviluppo di aflatossine, micotossine considerate pericolose per la salute e che possono trovarsi in diversi prodotti alimentari, tra cui la frutta secca e la frutta a guscio. In azienda, si procede con la selezione delle mandorle, con la smallatura (la rimozione dell’involucro verde esterno) e l’asciugatura, per poi confezionare il prodotto ancora all’interno del suo guscio e destinarlo alla grande distribuzione.

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Una produzione agricola mirata e precisa, di cui però si può scorgere anche un lato “romantico”, quello che mette a contatto le persone con la natura: nel mandorleto, infatti, sono organizzate diverse iniziative per adulti e per bambini. Durante la stagione della fioritura, nel mese di marzo, ecco che si può passeggiare in questa grande distesa di alberi dai fiori bianchi, delicati e profumati, a pochi passi dal mare, mentre tra la fine dell’estate e l’autunno è momento delle scuole, per far scoprire ai più piccoli che le mandorle non nascono tra gli scaffali dei supermercati.

Maccarese: da terra di paludi a laboratorio agricolo

Fino a poco più di un secolo fa, la piccola località di Maccarese, a due passi da Roma, faceva parte di un’ampia zona paludosa, malsana, segnata dalla malaria. La svolta arriva negli anni Venti e Trenta del Novecento, quando prende avvio un’imponente opera di bonifica dell’Agro romano che trasforma radicalmente il territorio grazie a importanti interventi idraulici, rendendolo coltivabile e abitabile: è in questo contesto che nasce nel 1925 la Maccarese SAB, Società Anonima di Bonifiche, che nel corso degli anni attraversa numerose fasi di gestione, da quella pubblica alla privatizzazione, fino all’attuale assetto sotto la proprietà della holding della famiglia Benetton.

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Adesso l’Azienda agricola Maccarese S.p.a. è una delle realtà agricole più grandi della penisola grazie ai suoi 3200 ettari: accanto al mandorleto, che è l’attività più nuova, convivono la più antica, ovvero l’allevamento delle vacche, tanto che il nome Maccarese deriverebbe da Vaccarese o Vaccareccia, in quanto negli acquitrini venivano allevate mucche e bufali; ma abbiamo anche le viti e gli ulivi, le coltivazioni di cereali, oltre che investimenti legati all’energia sostenibile, come impianti di biogas.

All’interno dell’area aziendale, spicca il settecentesco Castello di San Giorgio (patrono del borgo), restaurato nel 1765 dalla famiglia nobiliare dei Rospigliosi, gli ultimi proprietari dei terreni prima del passaggio al governo italiano in seguito alla celebre breccia di Porta Pia (1870) che annette Roma al neonato Regno d’Italia: nelle sue sale ora si organizzano convegni, manifestazioni e matrimoni civili. Senza dimenticare che la tenuta custodisce anche quattro oasi naturalistiche gestite dal WWF aperte alle visite al pubblico, per fare la conoscenza di uccelli come il falco di palude o l’albanella, tassi, ricci e volpi.

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