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12 Gennaio 2026 11:16

Vietato l’ingresso ai “maranza”: la provocazione dello chef palermitano scatena polemiche social

Natale Giunta, chef di Palermo, ha acceso il dibattito online con un’iniziativa controversa che vieta l’ingresso nel suo ristorante a una categoria precisa di clienti.

A cura di Enrico Esente
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Chef Natale Giunta – Foto da Facebook

Natale Giunta, chef palermitano noto per le sue coraggiose denunce contro il racket della mafia, è tornato al centro del dibattito pubblico con una nuova iniziativa lanciata attraverso i suoi canali social. Nella fattispecie lo chef ha affisso un cartello all'esterno del suo ristorante gourmet CitySea al Molo Trapezoidale di Palermo: qui si poteva leggere un chiaro divieto di ingresso a una determinata categorie di persone. "Se vesti con tuta lucida di imitazione Armani, occhiali Cartier falsificati, un borsello Gucci fake e una collana di provenienza incerta, il tutto accompagnato da una barba che richiama discutibili stili da gomorrista, la tua presenza non è benvenuta", scrive Giunta su Instagram.

Insomma si tratta di un divieto di ingresso ai cosiddetti "maranza": un termine dello slang giovanile (per lo più diffuso nelle regioni settentrionali) usato per descrivere gruppi di ragazzi con stile appariscente associato a comportamenti intimidatori e aggressivi. 

Un'iniziativa che ha scaturito diverse critiche

A Palermo lo chef Natale Giunta non è noto al pubblico solo per la sua cucina gourmet, ma anche per una lotta contro il racket e contro la criminalità organizzata che culminò nel 2012. In quell'anno, infatti, all'apice del successo avvenne qualcosa che cambiò inesorabilmente la sua vita: si oppose al pagamento mensile del pizzo e da lì venne considerato lo "chef antimafia" per eccellenza. Dopo più di dieci anni è tornato al centro del dibattito pubblico grazie a un video pubblicato sui social.

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Foto da Instagram

Nel filmato lo chef si riprende davanti all'ingresso del suo CitySea, locale diventato un punto di riferimento gastronomico nel palermitano, mentre mostra un cartello di divieto e una sagoma stilizzata di un uomo barbuto. La notizia ha poi fatto il giro del web "spaccandolo" in due fazioni. Da una parte c'è chi ha apprezzato il gesto di Giunta, imprenditore stanco di tollerare comportamenti indesiderati, e dall'altra c'è chi lo ha accusato di trasformare uno stereotipo in un criterio di esclusione sociale. L'iniziativa ha aperto anche un ulteriore dibattito sulle modalità per cui un esercente può scegliere la propria clientela senza scivolare in forme di discriminazione. 

Il "chiarimento social" dello chef

Diventato un argomento "scottante", lo chef ha ritenuto doveroso pubblicare un altro post su Instagram. Qui ha spiegato che la scelta non è frutto di discriminazione sociali, bensì una reazione a un'escalation di violenza e disordini al centro della movida palermitana. "Sono consapevole di poter essere frainteso, quindi voglio chiarire una volta per tutte il motivo della mia azion  – scrive sui social – Non intendo affermare che chi sfoggia una barba lunga non sia ben accetto. Il mio obiettivo è puntare il dito contro individui malavitosi che si presentano in gruppi, senza rispetto nei confronti di chi lavora, di chi garantisce la sicurezza dei clienti e di chi desidera divertirsi in un ambiente tranquillo".

Lo chef ha continuato il suo messaggio di denuncia specificando che nelle ultime settimane, a Palermo, si stanno verificando troppi eventi gravi con discussioni che degenerano in liti aggressive sia dentro sia fuori dai locali. "A dicembre 2025 – precisa lo chef – quattro aree del Capoluogo siciliano sono state sottoposte a vigilanza intensificata per prevenire illegalità e degrado. La sicurezza qui è diventata un miraggio e c'è una percezione totale di pericolo che viene alimentata da episodi gravi. Ribadisco: per chi gestisce un locale, ogni singolo episodio può trasformarsi in un problema serio, con conseguenze significative".

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