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15 Dicembre 2025 11:59

Tutti “contro” la Cucina Italiana Patrimonio Unesco: le (immotivate) critiche internazionali

Dopo il riconoscimento Unesco, la cucina italiana finisce nel mirino: il Times la definisce una truffa, il Washington Post ne mette in discussione il primato culturale e il The Guardian si è servito di Alberto Grandi per "smascherare" il successo ottenuto. Il clima sembrerebbe essere più quello di un malcontento generale, piuttosto che di soddisfazione.

A cura di Enrico Esente
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World against Italy – il mondo gastronomico schierato contro l'Italia. È questo ciò che oseremo dire dopo essere venuti a conoscenza di un sentimento alquanto negativo nei confronti della cucina del nostro Paese che, nelle ultime ore, sta facendo abbastanza notizia. Per capire bene la situazione, bisogna tornare indietro a cinque giorni fa quando, il 10 dicembre, la Cucina Italiana è stata riconosciuta come Patrimonio immateriale dell'umanità dall'Unesco. Da qui in poi una pioggia di critiche e interrogativi si sono abbattuti da quei paesi che, in fondo, si sentono anche un po' rivali: parliamo della Gran Bretagna e anche degli Stati Uniti. Prima l'attacco del giornalista inglese e critico gastronomico del The Times, Giles Coren che ha considerato la nostra cucina come una truffa. Poi è arrivato l'affondo americano del Washington Post che ha realizzato un'inchiesta su quanto, il riconoscimento ottenuto dall'Italia, sia meritato. A questo punto, sembra che inspiegabilmente il Belpaese sia quasi diventato il villain (antagonista) in un film della Marvel, capace di mettere in ombra tutti gli Avengers del gusto. Cerchiamo di capire cos'è successo.

Secondo il critico del The Times la Cucina Italiana è una truffa: c'è la risposta di Confesercenti

Pronti via e primo destro incassato dalla Gran Bretagna che, con la penna affilata di Giles Coren, firma autorevole del Times, ha deciso di raccontare la nostra cucina con un tono che contempla satira e provocazione. Pasta facile che sanno fare tutti, ricette ripetitive e un'adorazione eccessiva della tradizione. Il tutto condito da quel sarcasmo tipicamente british che fa sorridere, ma che lascia anche a un po' di amaro in bocca.

"L'Unesco si è lasciata fregare riconoscendo alla Cucina Italiana uno status culturale speciale, quando la migliore cucina del mondo ce l'abbiamo noi". Queste alcune delle parole scritte da Coren che sembrerebbe non aver affatto gradito il traguardo raggiunto dall'Italia.

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Foto dal profilo Instagram di Giles Coren

Il critico ha raccontato di essere stato nel nostro Paese e di essersi imbattuto in esperienze gastronomiche totalmente deludenti. "Ristoranti cari, personale scortese – scrive – inoltre c'è un clima generale di ostilità perché gli italiani odiano gli inglesi". A questo punto viene da chiedersi se si tratti davvero di una critica gastronomica o di una reazione a caldo, quasi allergica all'idea che l'Italia abbia ricevuto una consacrazione ufficiale mentre l'Inghilterra no. Giles Coren spiega che l'unico prodotto "salvabile" è la pizza che noi italiani descriveremo come un prodotto sacro ma che "non è tanto diversa da quella che puoi trovare negli Stati Uniti o a Wolverhampton". Il critico non ha risparmiato nemmeno un nome prestigioso come quello di Massimo Bottura, chef tristellato dell'Osteria Francescana di Modena, più volte proclamato come il miglior ristorante al mondo, accusato di aver detto una menzogna quando ha consacrato la cucina italiana come "unica".

Alle critiche al vetriolo di Coren, non è mancata la risposta italiana che è arrivata puntuale da Claudio Pica presidente dell'Accademia Italiana della Pasta e della Fiepet-Confesercenti di Roma, Lazio e vice nazionale. "L'Inghilterra parla di truffa, ma la "vera truffa" è la cacio e pepe con la panna, spacciata come piatto autentico e da noi smascherata, con tanto di scuse". Queste le parole di Pica all'Ansa. Secondo il presidente di Confesercenti, nel Regno Unito non hanno preso molto bene la nomina della Cucina Italiana come patrimonio dell'Unesco, e si sono lasciati andare a reazioni troppo affrettate. "Giù le mani dal nostro patrimonio, che l'Inghilterra se ne faccia una ragione – ribadisce Pica -. Rinnoviamo l'invito a Roma a Sua Maestà Carlo III per degustare un autentico e tradizionale piatto della cucina romana e italiana".

Dibattito internazionale sempre più ampio: la domanda del Washington Post

Guardando oltre il The Times, c'è stata una critica internazionale anche più grande. Il Washington Post ha scritto un articolo in cui sono emerse non poche perplessità riguardo al riconoscimento ottenuto dalla gastronomia italiana. Nell'analisi del noto quotidiano americano, il punto non è tanto l'indiscutibile valore della Cucina Italiana, quanto il precedente che essa crea. Se un'intera nazione può essere elevata a patrimonio immateriale dell'umanità, perché non accade lo stesso anche per tradizioni millenarie asiatiche, africane o mediorientali che, molto spesso, vengono lasciate più in disparte?

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È questa la domanda principale che c'è nell'articolo del Washington Post che parla proprio di uno squilibrio narrativo, più che culturale. La Cucina Italiana, grazie alla diaspora, al cinema e a una diffusione capillare senza precedenti, gode da decenni di una visibilità globale che altre tradizioni, invece, non hanno mai avuto. Il rischio, secondo alcuni critici, è che l'Unesco abbia certificato ciò che invece è già dominante, rafforzando gerarchie simboliche, piuttosto che colmare dei vuoti. Lo stesso articolista del giornale statunitense chiarisce che questo non vuole essere un "attacco" diretto all'Italia negandone il valore della sua eccezionale cucina, ma un'inchiesta che interroga il sistema dei premi culturali. "Stiamo celebrando la diversità nel mondo – scrive – o semplicemente ciò che già si conosce e si consuma?"

L'attacco di Alberto Grandi dalle pagine del The Guardian

Non poteva mancare la puntuale riflessione del professor Alberto Grandi, spesso chiamato in causa quando si tratta di parlare della Cucina Italiana. A interpellarlo è stato l'altro celebre quotidiano britannico The Guardian che si è servito della sua penna per "criticare" il successo della gastronomia italiana. Noto per le sue opinioni contrastanti, Grandi è docente di Storia del Cibo all'Università di Parma. "Il mito della cucina italiana ha incantato il mondo, ma la verità è un'altra cosa", così ha titolato l'articolo sul quotidiano britannico spiegando che, in realtà, la tanto celebrata gastronomia del Belpaese è una costruzione nata di recente. 

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Foto dal profilo Instagram di Alberto Grandi

Secondo Grandi non ci sarebbe nessuna radice secolare tanto decantata, ma tutto nasce da fenomeni come fame e povertà che hanno portato a conseguenze come le migrazioni e l'improvvisazione. "Molte delle presunte tradizioni regionali, sono state codificate solo nel tardo Novecento, spesso per ragioni turistiche e identitarie", scrive. Per il docente la Cucina Italiana famosa nel mondo, non sarebbe quella che gli emigrati portarono dall'Italia, ma quella inventata all'estero grazie a un'abbondanza di ingredienti e materie prime che nel nostro Paese erano sconosciute. Ricette nate quindi fuori dai confini nazionali, che poi sarebbero ritornate qui e accolte come tradizionali con quell'effetto che gli antropologi chiamano "rebound". Da qui la critica alla retorica nazionalista legata alla tradizione gastronomica e al riconoscimento Unesco, accusato di basarsi su una versione edulcorata e "sovranista" della cucina italiana, più simile a un’immagine da cartolina che a un patrimonio realmente vivo e storico.

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