
Il rituale è ormai chiaro: una volta che arriva il piatto a tavola, prima di qualsiasi altra azione, bisogna scattare la foto perfetta da condividere sui social, in un post, in una storia o in privato con qualcuno. Un gesto automatico, quasi involontario, come se, senza quella foto, la nostra esperienza non fosse davvero completa. Tuttavia, ci sono alcune circostanze che potrebbero limitare la nostra improvvisa smania fotografica: non si tratta di una vera e propria legge che vieta di fare qualche scatto a un piatto, ma delle situazioni in cui questo gesto potrebbe non essere così innocuo. Scopriamo insieme quando sarebbe meglio evitare e quando, invece, è vietato.
Se non è solo cibo
Concordiamo tutti sul fatto che i piatti possono non essere solo buoni ma, spesso, anche esteticamente belli e scenografici. Questo è il motivo per cui sentiamo l'irrefrenabile desiderio di immortalare e condividere con i nostri amici – o, per dirlo in termini social, i nostri followers – quella piccola opera d'arte e, in generale, nessuno ce lo vieta, soprattutto se l'uso è personale. Se, invece, quella foto è destinata alla pubblicazione, potrebbe esserci qualche piccola implicazione legale, anche se non riguarda strettamente il piatto in sé, ma l'eventuale presenza di persone nello scatto.
Infatti, secondo l'articolo 96 della legge 22 aprile 1941, n. 633, "il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio" a meno che il soggetto in questione non lo abbia autorizzato o se "la riproduzione dell'immagine è giustificata da notorietà, da scopi didattici o culturali o quando è collegata a fatti, avvenimenti o cerimonie svoltisi in pubblico", secondo l'articolo 97 (anche se difficilmente questo riguarda il contesto di un ristorante).
A questa norma si affianca oggi il GDPR (Regolamento UE 2016/679), che tutela l'immagine in quanto dato personale. Nel caso del ristorante, quindi, come si traduce tutto questo? Se nella fotografia appaiono altri commensali o membri del personale di sala chiaramente distinguibili, la fotografia non può essere pubblicata senza la loro autorizzazione. Al contrario, se nello scatto non compaiono altre persone o sono irriconoscibili tramite una sfocatura, ad esempio, la sua pubblicazione non comporta rischi.

I ristoranti non sono luoghi pubblici
C'è poi un'altra questione che va affrontata in questo contesto: contrariamente a quanto si possa pensare, un ristorante non è un luogo pubblico, come una piazza o una strada qualsiasi, dove ognuno può circolare liberamente, ma una proprietà privata aperta al pubblico. Questo vuol dire che il proprietario del locale ha la facoltà di stabilire quali sono le regole del locale, inclusa la possibilità di vietare fotografie e riprese. Chi accede al ristorante è tenuto a rispettare queste direttive e, in caso contrario, il ristoratore può intervenire, chiedendo di mettere via il telefono o, in casi estremi, invitare il cliente a lasciare il locale.
Per quanto assurdo possa sembrare, ci sono, oggi, alcuni ristoranti che vietano l'uso del telefonino. Uno di loro è il Nobelhart & Schmutzig di Berlino, dove il proprietario, Billy Wagner, invita i clienti a evitare l'utilizzo del telefono durante la cena. I motivi sono principalmente due: in primo luogo, per rendere l'esperienza più immersiva e completa, in modo che il cliente possa concentrarsi solo ed esclusivamente sul cibo, annusando e assaporando tutto con estrema accuratezza; in secondo luogo, per tutelare gli altri commensali, che potrebbero finire, a loro insaputa, all'interno di una foto.
Lo stesso Billy ha dichiarato che "non tutti vogliono apparire nella foto o nel video della persona che cena accanto a loro, che non hanno mai visto prima. Inoltre, non voglio comparire in 50 foto al giorno, che poi vengono pubblicate da qualche parte" secondo quanto riportato dalla rivista online KTCHNrebel. Nel caso in cui qualcuno dovesse contravvenire al divieto, comunque, non c'è l'obbligo di lasciare il locale. Billy informa tutti i clienti della propria politica già al momento della prenotazione, ma i cellulari non vengono confiscati e, se è necessario, possono essere utilizzati. Alcuni di loro, ammette, continuano a scattare foto e, se finiscono online, chiede gentilmente che siano rimosse e, di solito, funziona.
Un approccio diverso ma comunque "restrittivo" si trova al Ryugin di Tokyo, ristorante tristellato in cui è vietato fare foto, ma solo con le macchine fotografiche. Il motivo sembrerebbe legato al rischio che apparecchiature così pesanti possano cadere e rompere preziose e antiche ceramiche. Anche in questo caso, quindi, non si tratta di un divieto assoluto di fotografare, ma di una regola specifica imposta dal ristorante, che il cliente è tenuto a rispettare.
