C'è chi si gioca il posto di lavoro per motivi economici e chi per questioni di principio. Davide Tamburella, chef italiano emigrato in Australia, l'ha perso per una fetta di ananas, o meglio per il suo continuo rifiuto di metterla sopra la – sacra – pizza. La sua storia è finita davanti alla Fair Work Commission, l'organismo australiano che si occupa delle controversie di lavoro. Al centro del dibattito c'è la famosa pizza hawaiana con ananas e prosciutto: per lo chef è un sacrilegio ai danni della tradizione italiana, ma per il suo datore di lavoro era semplicemente quello che il cliente aveva chiesto. Alla fine, il conto più salato è arrivato a Tamburella: non solo ha perso il lavoro, ma ha anche dovuto riavviato l'iter per ottenere la residenza permanente in Australia.
Nemmeno un evento da 15 mila dollari giustifica l'ananas sulla pizza
Tamburella lavorava al La Costa, un ristorante del Queensland che si presentava ai clienti come un piccolo angolo d'Italia trapiantato dall’altra parte del mondo. Tutto sarebbe precipitato in occasione di un evento privato. Come ha riportato il Guardian la festa aveva un valore di oltre 15 mila dollari australiani e tra le richieste del cliente c'era anche la famigerata pizza con l'ananas. Lo chef ha detto di no. E, tra l'altro, non è stata neanche la prima volta: per lui mettere un frutto tropicale su uno dei simboli della gastronomia italiana non è una variante, ma una mancanza di rispetto verso la tradizione. Dal canto suo il proprietario del locale, Elliot Ingram, ha risposto con un principio molto concreto: in un ristorante, quando si può, il cliente va accontentato.
A rendere la vicenda ancora più curiosa è il luogo in cui è avvenuta. Il Queensland, infatti, è la capitale australiana di questo frutto tropicale. Sulla Sunshine Coast c’è perfino la Big Pineapple, un'attrazione turistica alta 16 metri, riconosciuta come bene storico e preso d’assalto dai turisti per una foto ricordo. Non voler maneggiare l’ananas lì è un po’ come rifiutarsi di servire la mozzarella a Battipaglia.

Il licenziamento, il ricorso e una residenza da rincorrere di nuovo
Il rapporto di lavoro si è chiuso il 20 maggio 2026, circa due settimane dopo un confronto tra lo chef e la proprietà. La pizza, però, non era l’unico problema. La direzione aveva segnalato un modo di comunicare con i colleghi giudicato inappropriato e una continua tensione durante il servizio. Lo stesso Ingram, parlando con il Daily Mail, ha spiegato che dietro la vicenda c’era molto più di una semplice farcitura.
Nella documentazione presentata in sede legale, compare anche il racconto di un incidente avvenuto qualche mese fa: lo chef si era fratturato la mano destra in due punti dopo aver colpito una ringhiera metallica, ed è proprio questo l'episodio su cui Tamburella ha costruito il suo ricorso. Secondo lui, infatti, il licenziamento era legato anche all'infortunio, violando il Fair Work Act, la legge che in Australia regola i rapporti di lavoro. La Fair Work Commission, però, non è entrata nel merito della questione. Il ricorso è stato respinto per un motivo puramente procedurale: era stato presentato oltre i termini previsti e non sono state riconosciute circostanze eccezionali che giustificassero il ritardo.
Le conseguenze più pesanti sono per lo chef, ma anche il locale non ha avuto particolare fortuna dopo questo episodio: il La Costa, infatti, ha chiuso quest'estate, alla scadenza del contratto d'affitto, per ragioni economiche. Tamburella, invece, dovrà riavviare l'iter per ottenere la residenza permanente in Australia. Con la fine del rapporto di lavoro è venuta meno la cosiddetta "sponsorship", cioè l'accordo con cui il datore (sponsor) offre un contratto e lega la permanenza nel Paese al visto lavorativo. Ora lo chef italiano dovrà ripartire da zero.
C'è comunque un piccolo risvolto positivo in questa storia. Stando agli aggiornamenti del profilo LinkedIn dello chef, adesso lui lavora in un altro locale italiano, sempre a Brisbane, e… nel nuovo menu la pizza con l'ananas non c'è.