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14 Febbraio 2026 15:00

Pesce nello svezzamento: quali specie preferire, come introdurlo e quando

Pesce in svezzamento: c’è chi lo evita e chi invece lo propone fin dai primi assaggi… ma con alcune accortezze. Parliamone in questo approfondimento.

A cura di Verdiana Ramina
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Il pesce è uno di quegli alimenti che, in svezzamento, genera sempre molte domande: c’è infatti chi si chiede se sia troppo presto proporlo fin dai primi assaggi, chi si preoccupa di eventuali allergie e chi è dubbioso circa le specie ittiche davvero adatte a un bambino piccolo. Domande legittime, perché il pesce è un alimento prezioso dal punto di vista nutrizionale, ma richiede alcune attenzioni specifiche.

Nel rispondere ai dubbi dei genitori parto sempre da qui: il pesce non è un cibo “speciale” o più pericoloso di tanti altri, ma un alimento che va inserito con criterio, conoscendo benefici e limiti, senza eccessi e senza paure inutili.

A che età dare il pesce

Oggi le indicazioni sono molto più chiare rispetto al passato. Secondo il position paper ESPGHAN sull’alimentazione complementare, il pesce – come gli altri alimenti potenzialmente allergenici, d’altronde – può essere introdotto fin dall’inizio dello svezzamento, quando il bambino è pronto per iniziare il suo viaggio di scoperta nel mondo della sana alimentazione: sappiamo infatti che non c’è alcun beneficio nel ritardarne l’assunzione.

In pratica: se tuo figlio ha iniziato lo svezzamento e mangia serenamente anche altri alimenti, il pesce può essere proposto da subito.

Pesci consigliati e pesci da evitare

Non tutti i pesci sono uguali, soprattutto quando parliamo di bambini piccoli. Sono da preferire:

  • Pesce azzurro di piccola taglia: alici, sardine, sgombro.
  • Pesci magri e facilmente digeribili: merluzzo, nasello, sogliola, platessa.
  • Trota e salmone, in alternativa alle altre proposte, ma non più di una volta a settimana.

Questi pesci forniscono proteine di alto valore biologico, iodio, vitamina D, acidi grassi omega-3, tutti fondamentali per una crescita e sviluppo in salute.

Vanno invece limitati a un consumo occasionale pesce spada, squalo, verdesca e tonno di grossa taglia. Il motivo non è nutrizionale ma tossicologico: questi pesci accumulano più facilmente metilmercurio, una sostanza che può interferire con lo sviluppo del sistema nervoso. Le raccomandazioni su questo punto sono molto chiare e arrivano anche dall’OMS.

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Come cucinarlo in sicurezza

La sicurezza, nello svezzamento, passa spesso dal modo in cui prepariamo gli alimenti. Ecco alcune regole semplici ma fondamentali:

  • cuoci sempre completamente il pesce, indipendentemente dalla modalità che scegli (vapore, bollitura o forno sono quelle che mi sento di consigliare per i primi approcci);
  • niente fritture: sebbene non siano dannose in termini assoluti, sono forse eccessive per i primi assaggi;
  • zero sale aggiunto, ma di questo argomento ti ho già parlato in un articolo dedicato;
  • attenzione alle lische: controlla e ricontrolla, anche nei filetti. Suggerisco sempre di passare la polpa tra le dita per intercettare anche le più sottili!

Dal punto di vista nutrizionale, una cottura adeguata preserva meglio gli omega-3, mentre dal punto di vista pratico rende il pesce più morbido e facilmente gestibile, soprattutto se proposto secondo i tagli sicuri.

Segnali di possibili allergie

Il pesce è uno di quelli che chiamiamo allergeni alimentari, ma questo non significa che vada temuto. Dopo l’introduzione in piccole, piccolissime porzioni (per 3-4 assaggi), osserva il bambino nelle ore successive e nei giorni seguenti. I segnali da non sottovalutare includono:

  • orticaria o pomfi cutanei;
  • vomito ripetuto;
  • gonfiore di labbra o palpebre;
  • difficoltà respiratoria (evento raro ma urgente).

Sintomi lievi come una leggera irritazione cutanea intorno alla bocca, invece, non sono automaticamente segno di allergia e spesso sono legati al contatto o alla consistenza dell’alimento: non spaventarti!

In presenza di dubbi o familiarità per allergie, però, il confronto con il pediatra o con una figura sanitaria di riferimento resta sempre la scelta migliore.

Concludo questo articolo ricordandoti che inserire il pesce nello svezzamento non significa “fare un passo rischioso”, ma offrire un cibo nutrizionalmente ricco, nel rispetto dei tempi e delle tipologie adeguate all’età.

Come spesso accade, la differenza non la fa l’alimento in sé, ma il modo in cui lo portiamo in tavola: informati, attenti e senza inutili rigidità. È esattamente così che si costruisce, giorno dopo giorno, un rapporto sereno con il cibo – anche quando nel piatto c’è il pesce.

Verdiana, la Dietista delle famiglie

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