
Ti sarà sicuramente capitato, almeno una volta, di sederti al ristorante, sfogliare il menu con aria interessata e, dopo qualche secondo, realizzare che manca qualcosa di fondamentale: i prezzi. Diciamoci la verità: alzarsi e andarsene solo perché “mancano i prezzi” è una mossa tutt’altro che comoda per qualsiasi commensale. Magari è la sera del primo appuntamento con la ragazza che ha accettato il tuo invito dopo un lungo corteggiamento e, per non fare una brutta figura, decidi di ordinare comunque. Dentro di te, però, incroci le dita e speri che il conto non rovini la serata. È proprio qui che nasce il vero problema del menu “cieco”: mangi senza sapere quanto stai spendendo e scopri solo alla fine, al momento del conto, se la sorpresa sarà piacevole o indigesta.
La domanda allora sorge spontanea: non scrivere i prezzi da nessuna parte è una scelta furba del locale o qualcosa che non dovrebbe proprio succedere? In questo articolo proveremo a sviscerare questo tema, chiedendo alla legge se è legale un menu di questo tipo e come divincolarsi da spiacevoli situazioni.
Cosa dice la legge sui menu senza prezzi
È utile chiarire sin da subito: in Italia la questione non è lasciata al buon senso, ma è regolata dalla legge. Il riferimento principale è il Decreto Legislativo n. 114 del 31 marzo 1998, che impone agli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande l’obbligo di rendere i prezzi chiaramente visibili al pubblico. Questo significa che bar, ristoranti, pizzerie e simili devono permettere al cliente di conoscere il costo di ciò che consuma prima di ordinare, senza ambiguità e senza sorprese finali.

Come spesso ci capita di ribadire, in queste situazioni la cosa fondamentale è la trasparenza. Un ristorante può certamente avere un menu senza prezzi, ma parallelamente è obbligatorio che questi siano indicati all’esterno del locale o su una tabella all’ingresso. Che un cliente si sieda a tavola e ordini senza sapere quanto andrà a spendere non solo non è legale, ma neppure corretto. La norma citata precedentemente lo indica in modo chiaro e preciso: il commensale deve poter scegliere in modo consapevole. Se l’unico menu disponibile al pubblico è senza prezzi, questo principio viene totalmente violato. La legge, insomma, non vieta l’eleganza o lo stile, ma pretende correttezza e chiarezza.
Se non conosco i prezzi posso non pagare il conto?
La questione del pagare o non pagare se un menu è senza prezzi è piuttosto delicata ed esistono interpretazioni diverse. Secondo una prima tesi, il contratto sarebbe nullo perché privo di un elemento essenziale (il prezzo), che la legge impone di indicare chiaramente. In quest’ottica, l’assenza dei prezzi renderebbe illegittima la richiesta di pagamento. Secondo un’altra interpretazione, invece, la mancanza del prezzo sul menu comporta solo una sanzione amministrativa per il ristoratore, che può arrivare fino a 308 euro. Il cliente può quindi segnalare il titolare dell’impresa alla polizia municipale affinché provveda a elevare il verbale e, nei casi più gravi, a revocare la licenza. Prima di tutte queste azioni, però, il cliente accetta comunque di pagare, pur non conoscendo i prezzi.

Esiste una terza interpretazione secondo cui puoi comunque alzarti e non pagare nulla finché non hai ordinato. Anche in questo caso si applica il principio di trasparenza, stavolta dal lato del consumatore. Se la situazione del menu senza prezzi è scomoda e preferisci un locale in cui tutto sia più chiaro, lasciare il tavolo e non pagare è assolutamente consentito. Le cose, chiaramente, cambiano nel momento in cui fai l’ordinazione e la comanda viene inoltrata in cucina. Anche se hai ordinato una semplice bottiglia d’acqua, in quel momento si è stipulato un “accordo verbale” tra te e l’esercente. Per questa ragione, qualora decidessi di andare via dal ristorante, in base al principio di trasparenza dovresti recarti in cassa e pagare ciò che hai consumato fino a quel momento, insieme al coperto. Una zona grigia, insomma, in cui il buon senso conta quasi quanto il diritto.