Tra le buone pratiche che un cittadino dovrebbe mettere in atto in un’ottica di vantaggi nei confronti di se stesso e della comunità in cui vive c’è la raccolta differenziata, che contribuisce al giusto smaltimento e all’eventuale recupero dei materiali, dando loro una seconda vita. È il caso del vetro, ma anche della plastica, un prodotto sintetico che in veste di rifiuto immesso in natura causa gravi danni all’ecosistema, tra i maggiori responsabili dell’inquinamento ambientale terrestre e marino. Per questo, riciclarla nel modo corretto è fondamentale e il processo parte proprio dalle nostre case. Uno dei dubbi maggiori quando si tratta di gettare la plastica nella spazzatura è se i contenitori devono essere o meno lavati prima di entrare nell’apposito cestino. In realtà, un lavaggio accurato non è necessario, evitando così di sprecare acqua, in quanto la pulizia sarà effettuata durante l'operazione di riciclo, mentre è consigliato eliminare i residui (di cibo o di altra origine, per esempio creme, detersivo), svuotando il più possibile gli imballaggi.
Come trattare i contenitori prima di smaltirli
Facciamo una breve premessa: quando si parla di plastica da destinare alla raccolta si fa riferimento esclusivamente agli imballaggi, quindi vasetti, bottiglie, flaconi, vaschette e tutti quei supporti che avevano la funzione originaria di contenere qualcosa. Oltre a questo, il termine “plastica” non indica un solo materiale, ma una vasta gamma di materie plastiche, dette polimeri, che hanno caratteristiche diverse e che sono classificate con un codice di riciclaggio che le identifica: i numeri vanno da 1 a 7 e sono posti sulle confezioni all’interno di un triangolo composto da frecce. Questo significa che possono essere tutti conferiti nella raccolta differenziata della plastica e non gettati nell’indifferenziata. In linea generale, questi imballaggi non hanno bisogno di essere lavati, ma è sufficiente una pulizia sommaria che ne elimini o ne riduca al minimo il contenuto. Vediamo come comportarsi nei diversi casi:
- Bottiglie di plastica: si svuotano, si accartocciano e si chiudono con il tappo (tenerlo insieme facilita il processo di selezione durante il riciclo, vale per tutti i contenitori). Il consiglio è di schiacciarle nel senso della lunghezza e non dall’alto verso il basso, per renderle riconoscibili.
- Flaconi e tubetti: se il contenuto è liquido si svuota, mentre se all’interno vi erano creme cosmetiche o altri prodotti viscosi non serve eliminarli del tutto, in quanto la rimozione completa risulta il più delle volte complicata. Anche in questo caso il tappo resta attaccato.
- Vasetti dello yogurt: si eliminano i residui in eccesso dello yogurt (per non sprecarlo passa con il cucchiaino lungo le pareti della superficie interna e consuma) e poi si stacca la linguetta, che può essere in plastica o in alluminio: quest’ultima va conferita nella giusta destinazione a seconda delle disposizioni comunali (plastica e alluminio sono insieme, in altri casi separate). Come suggerito da Corepla (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli imballaggi in Plastica), i due differenti materiali si possono riconoscere con un trucchetto se non esplicitato: le linguette di alluminio se stropicciate rimangono deformate, mentre quelle di plastica tendono a riprendere l’aspetto originale.
- Vaschette in polistirolo: si privano il più possibile degli avanzi del prodotto che contenevano prima di essere messe nella raccolta della plastica.
Infine, esistono anche i cosiddetti “imballaggi poliaccoppiati”, ovvero contenitori che sono realizzati con materiali differenti, come le buste per le patatine o i sacchetti per mantenere la miscela del caffè sottovuoto. Possono essere costituiti da plastica e carta, plastica e alluminio, plastica e vetro: vanno conferiti nella raccolta del materiale prevalente. Quando sono ottenuti in maggior parte da plastica, si riconoscono dalle sigle C/LDPE 90, C/PP 90, C/PET 90 e solitamente lo smaltimento corretto è indicato sulla confezione.

Cosa succede agli imballaggi durante il processo di riciclo
Il riciclo della plastica ha come obiettivo principale quello di poter dare una seconda vita agli imballaggi già utilizzati producendo una nuova materia prima che viene definita come End of Waste o Materia Prima Seconda (MPS), seguendo la normativa vigente. Questo significa che il rifiuto che noi raccogliamo nel futuro può riprendere ancora una volta le stesse sembianze (quindi una bottiglia tornare a essere tale), oppure diventare qualcosa d’altro, come per esempio quando dalla plastica si ricavano fibre tessili. Entrambe le opzioni avvengono quando gli imballaggi subiscono il cosiddetto riciclo meccanico: si tratta di una serie di operazioni dove il contenitore viene sottoposto a una serie di fasi – che prevedono tra l’altro anche il lavaggio, oltre alla macinazione e all’asportazione di parti inutilizzabili – che lo trasformano in un semilavorato pronto per essere nuovamente impiegato. Un secondo modo di riciclare è il riciclo chimico, che rispetto al precedente cambia completamente la struttura del polimero, in quanto lo scompone a livello molecolare: quest’ultimo si usa soprattutto per lavorare gli imballaggi più difficili o impossibili da trattare in maniera meccanica.

Gli errori più comuni quando si ricicla la plastica
Anche se sei mosso dalle migliori intenzioni, può capitare di sbagliare nel compiere la raccolta differenziata: succede per l’umido, il vetro e anche per la plastica. Uno degli errori più comuni è legato al non sapere che, come visto inizialmente, la raccolta della plastica riguarda solo gli imballaggi e non utensili, giocattoli o altri oggetti che devono essere smaltiti diversamente: il consiglio è sempre fare riferimento alle regole del proprio Comune. Inoltre, fai attenzione ai seguenti sbagli molto popolari, ma facilmente evitabili.
- Separare tappi da bottiglie e flaconi: come già accennato, per rendere più agile la selezione vanno tenuti insieme, ovvero lasciando chiusi i contenitori.
- Schiacciare le bottiglie dall’alto verso il basso: è un gesto che viene naturale, ma per le macchine che smistano i rifiuti è più complicato svolgere il proprio lavoro. Meglio appiattire in senso longitudinale.
- Infilare un imballaggio dentro l’altro: può essere comodo per ottimizzare lo spazio nel cestino, ma anche in questo frangente si creano maggiori difficoltà al momento della selezione, in quanto si complica la fase di identificazione dei diversi contenitori.
- Non togliere l’etichetta: alcuni imballaggi sono muniti di etichette, chiamate sleeves in inglese, che coprono l’intera confezione, tipo quelle di detersivi e ammorbidenti: queste etichette devono essere rimosse e conferite separatamente sempre nella plastica. Riconoscerle è abbastanza semplice in quanto sono caratterizzate da una zigrinatura e segnalate, la maggior parte delle volte, dall’icona della forbice.