
Lasciare la camomilla in infusione per più di 3 minuti la rende davvero eccitante? Sono Simone Gabrielli, biologo nutrizionista, e in questo articolo ti spiego perché non c'è alcuno studio scientifico a sostegno di questa teoria, cosa cambia tra bustine e fiori interi e perché dovresti fare molta più attenzione alla temperatura della tua tazza.
Perché la camomilla non può diventare eccitante
Per capire come stanno davvero le cose, analizziamo cosa succede dentro la nostra tazza quando lasciamo in infusione una bustina di camomilla. L'effetto rilassante della camomilla viene attribuito in buona parte ad alcune molecole specifiche: anche se non conosciamo ancora tutti i precisi meccanismi nel dettaglio, sappiamo che una in particolare, l'apigenina, gioca un ruolo fondamentale. In studi di laboratorio è stato infatti osservato che l'apigenina va a "punzecchiare" i recettori del GABA – ovvero acido gamma-aminobutirrico, un neurotrasmettitore che possiamo immaginare come una sorta di freno a mano del nostro cervello -, aiutandoci così a staccare la spina, placare l'ansia e conciliare il sonno.
Ma i benefici non finiscono qui. Oltre all'apigenina, la camomilla contiene diversi oli essenziali che non lavorano sulla testa, bensì sulla pancia: il loro compito è infatti quello di rilassare i muscoli dello stomaco e dell'intestino. A questo punto la domanda sorge spontanea: la camomilla contiene per caso sostanze stimolanti, come ad esempio la caffeina o la teobromina? La risposta è no, ne è completamente priva. E soprattutto, le molecole rilassanti presenti al suo interno non possono in alcun modo trasformarsi "magicamente" in composti eccitanti, a prescindere dal tempo in cui la lasci in infusione.
Cosa succede davvero se la lasci troppo in infusione
Quindi cosa accade se dimentichi la bustina o i fiori di camomilla in infusione per 10-15 minuti? Semplicemente, l'acqua estrae più tannini e composti amari. L'unico risultato è che cambia il sapore: l'infuso diventerà più amaro e astringente, ma l'effetto rilassante non si modifica affatto. A questo proposito, dobbiamo fare una differenza tra le bustine e i fiori secchi interi. Nelle classiche bustine da supermercato trovi spesso una camomilla molto tritata, quasi in polvere. Questa superficie di contatto ridotta fa estrarre i tannini e i composti amari molto più velocemente rispetto ai fiori interi essiccati. Se utilizzi questi ultimi, non solo conservi una quantità superiore di oli essenziali volatili, ma l'estrazione sarà più dolce e graduale, senza rendere la camomilla imbevibile se ti dimentichi il filtro un minuto in più.
I tempi di infusione consigliati
Quindi, anziché fissare il cronometro, c'è una cosa molto più importante a cui fare attenzione: come bere. Un'abitudine da evitare è infatti quella di sorseggiare la camomilla, o qualsiasi altro infuso, bollente. L'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) evidenziano che il consumo cronico di bevande a temperature superiori a 65 °C causa micro-lesioni termiche alla mucosa dell'esofago, aumentando il rischio infiammatorio e di patologie d'organo. In più, per chi soffre di reflusso gastroesofageo, i liquidi troppo caldi e ad alta concentrazione di tannini possono peggiorare i sintomi.
In conclusione: togli la bustina quando il sapore ti soddisfa, aspetta che la temperatura scenda e goditi l'infuso senza preoccuparti del timer.