
Ultimamente negli Stati Uniti non c'è un clima sereno e, in un ambiente di proteste, il cibo si sta trasformando in un simbolo di comunità e resilienza culturale. Tutto sta accadendo in città come Chicago e Minneapolis, dove ristoranti etnici, food truck e locali a conduzione familiare, principalmente gestiti da ispanici, raccontano di arrivi e speranza. Da quando le operazione dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement) si sono intensificate, specialmente dall'inizio del mandato di Donald Trump, molti quartieri a maggioranza latina e immigrata sono stati presi di mira. Le modalità di questo corpo speciale della polizia sono tutt'altro che "pacifiche" e, dopo gli ultimi episodi, in strada è cresciuta la paura che sta ormai invadendo la vita di tutti giorni. Persone con regolari permessi decidono di saltare turni o addirittura intere giornate di lavoro, sapendo di essere diventate facili bersagli semplicemente a causa del loro nome, del loro aspetto o del loro accento.
In molte zone del Midwest, come evidenzia un articolo del The Guardian, la presenza di immigrati ha contribuito a rivitalizzare le economie locali e le scene gastronomiche, portando nuovi sapori e attività che avevano visto stagnare la crescita demografica e culturale. In questo contesto il cibo è il filo che collega tradizioni diverse e costruisce ponti tra le varie comunità: dal Messico al Venezuela, dal Medio Oriente all'Asia, sono tantissime le proteste che stanno sfidando la politica di riduzione dell'immigrazione.
La paura si combatte attraverso la solidarietà con il cibo
L'Operation Midway Blitz è una delle tante operazione speciali dell'ICE negli ultimi mesi. Diversi quartieri di Chicago a maggioranza latina sono stati presi di mira e, secondo reportage locali e nazionali, queste attività hanno generato un clima di insicurezza diffusa tra clienti e lavoratori che stanno evitando di uscire di casa. In risposta al calo di clienti e alla paura di nuove retate, gruppi di residenti e organizzazioni comunitarie hanno iniziato a mobilitarsi. In quartieri come Belmont Cragin, inziative come The Taste of Belmont Cragin – un giro di ristoranti dove la comunità è invitata a mangiare insieme per sostenere le attività locali – sono nate come forme di solidarietà concreta.

Questi eventi non sono solo momenti conviviali, trasformano il consumo di cibo in un gesto politico contro l'isolamento e la paura, anche da chi è immigrato in America con permessi regolari e permanenti. Altri progetti, come Operation Buyout, hanno portato volontari a comprare in blocco prodotti dai venditori ambulanti per aiutare chi sta lottando con la mancanza di clienti e con le difficoltà economiche. Anche social media e reti locali vengono impiegati per attirare persone verso questi ristoranti e creare un senso di alleanza fra i diversi gruppi della città.
Minneapolis e il suo valore simbolico
Le operazioni dell'ICE hanno generato tensioni sociali e paura anche e soprattutto a Minneapolis. Quartieri come "Eat Street", rinomati per la loro scena gastronomica e per i tanti locali ispanici, stanno vivendo giorni molto delicati. Tutto questo a pochi anni di distanza dall'omicidio di George Floyd, che aveva già messo la città al centro delle proteste politiche contro la polizia. La presenza massiccia delle forze federali ha trasformato il cibo in uno strumento di resistenza culturale, con ristoratori e residenti che hanno risposto con iniziative comunitarie, utilizzando i loro locali come spazi di solidarietà e protesta contro le politiche migratorie invasive.

Le storie di cuochi, proprietari e lavoratori di origine straniera non si limitano a raccontare piatti tradizionali, ma parlano di città che rinascono con le nuove generazioni di immigrati. Dal Midwest al resto degli Stati Uniti, sempre più reportage sottolineano come la presenza degli immigrati nel settore gastronomico non sia un semplice fatto economico, ma un elemento vivo nel dibattito sulla società americana contemporanea.