Nel vasto universo delle piante ce ne sono alcune dalla bellezza folgorante: la loro estetica elegante e romantica non può che catturare la nostra attenzione, così da renderle ideali come specie ornamentali, impreziosendo parchi, giardini, ma anche terrazzi e balconi. È il caso della fucsia, nota anche come fuchsia, termine con cui ci si riferisce a un genere di piante noto per i suoi fiori penduli, dalle sfumature del viola, lilla, rosso, rosa e bianco che ricordano nell’aspetto quello di graziose ballerine danzanti, tanto da ottenere la popolare definizione di “fucsia ballerina”. Stiamo parlando di più di un centinaio di specie di questa pianta, originarie soprattutto dell'America centrale e meridionale, ma presenti allo stato spontaneo anche in altre aree del mondo e diffuse sotto forma di piccolo arbusto o di albero (a seconda delle dimensioni). I vivaci fiori presentano caratteristiche differenti in base alla specie: spesso i petali risultano commestibili, utilizzati soprattutto in veste di decorazione su torte, budini o insalate, mentre altre parti della pianta, tra foglie e radici sono note come rimedio tradizionale, in chiave fitoterapica. La fucsia fruttifera? La risposta è sì, produce anche dei frutti dalle fattezze di bacche blu-violacee che in certe specie sono edibili. Vediamo qual è il loro sapore e come si usano in cucina.
I frutti della fucsia: cosa sono e come si riconoscono
Sono i fiori della fucsia a rendere questo genere di piante appartenente alla famiglia delle Onagracee particolarmente appariscente. Il nome si lega al botanico e naturalista francese Charles Plumier, che verso la fine del Seicento partì per conto del re Luigi XIV verso le cosiddette Indie Occidentali, andando alla scoperta della flora di Antille, Messico, Guatemala, Perù. Le piante con cui entrava in contatto per la prima volta venivano denominate omaggiando colleghi a lui contemporanei e del passato: in questo caso fucsia è stato dato in onore del botanico e medico rinascimentale tedesco Leonhart Fuchs – così come la più famosa begonia, per esempio, è dedicata a Michel Bégon, naturalista e funzionario alla corte del Re Sole – vissuto nel ‘500 e autore della grande opera illustrata De Historia Stirpium. I frutti vengono messi solitamente in secondo piano perché a guardarli non hanno nulla che li renda differenti da classiche bacche allungate, molto scure, simili a quelle di tanti altri arbusti e alberelli, diventando il più delle volte prezioso cibo per la fauna locale, spuntando verso la fine dell’estate e la stagione autunnale (tra i mesi di agosto e ottobre) ovvero quando i suggestivi fiori appassiscono e cadono.

Quali specie fruttificano e come si usano i frutti in cucina
Tutto il genere fucsia dona dei frutti: a fare la differenza sono specie di cui questi sono considerati commestibili. Facciamo una premessa: le fucsie non sono generalmente considerate piante tossiche per l'uomo, ma prima di consumarne i frutti è importante identificare con certezza la specie e verificare che la pianta non abbia subito trattamenti incompatibili con l'uso alimentare. Ci sono specie che regalano frutti che hanno tutte le carte in regola per essere gustati così come sono, trasformati in confetture o fatti fermentare per realizzare bevande, secondo alcune tradizioni neozelandesi o sudamericane.
Nelle specie apprezzate per i frutti, le bacche possono essere succose e dolciastre, con sapori che ricordano i frutti di bosco, l'uva o i fichi. In altre fucsie risultano invece più aspre, acidule o acquose e hanno uno scarso interesse gastronomico, ma non sono tossici. Tra le varietà più conosciute e apprezzate per la fruttificazione ci sono la Fuchsia boliviana, originaria dell’area andina e la Fuchsia excorticata, la specie dalle dimensioni maggiori autoctona della Nuova Zelanda: è nota come kōtukutuku, il suo nome Maori, e proprio la popolazione indigena raccoglieva e consumava tradizionalmente le sue bacche, chiamate kōnini. In Cile, invece, spunta la Fuchsia magellanica: i suoi frutti sono i chilco, che rientravano nell’alimentazione di un altro popolo nativo, ovvero i Mapuche.

Qualche consiglio utile
Le piante di fucsia alle nostre latitudini sono commercializzate soprattutto come piantine ornamentali: non si vendono né per il consumo dei loro fiori, né per quello delle bacche. Se sei comunque interessato all’utilizzo dei frutti in cucina, devi rivolgerti a un vivaista, che ti potrà dare tutte le informazioni necessarie sulle tipologie più adatte al consumo domestico: non improvvisarti raccoglitore, perché il foraging è una pratica che va esercitata quando si è esperti o con una guida, seguendo determinate norme. Inoltre, è necessario fare attenzione ai trattamenti: le piante ornamentali possono essere trattate con prodotti fitosanitari non autorizzati per le colture alimentari, perciò non bisogna consumarne i frutti senza averne verificato la provenienza e i trattamenti ricevuti.