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26 Febbraio 2026 12:24

Dopo Glovo, anche Deliveroo è sotto controllo giudiziario per sfruttamento dei lavoratori

A pochi giorni dal provvedimento che ha coinvolto Foodinho, la Procura di Milano ha adottato la stessa misura per un'altra piattaforma di consegne a domicilio: questa volta è Deliveroo a essere indagata per caporalato, mentre sono in corso verifiche su altre società.

A cura di Arianna Ramaglia
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Nuove turbolenze nel mondo delle consegne a domicilio: a seguito di una nuova indagine, la Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario nei confronti di Deliveroo Italy s.r.l., nell’ambito di un’indagine per ipotesi di caporalato. Una decisione che nasce da indagini su una gestione del lavoro che avviene attraverso dei software – un sistema definito dagli inquirenti come "caporalato digitale" – e che potrebbe mettere a rischio anche altre società: i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, infatti, hanno richiesto documenti anche a Burger King, Mc Donald's Italia ed Esselunga S.p.A., che si avvalgono degli stessi rider per il servizio di consegna.

L'accusa

L'atto, firmato dal pubblico ministero Paolo Storari, arriva a pochi giorni dallo stesso provvedimento che ha coinvolto Foodinho srl, l'azienda italiana che gestisce la piattaforma di delivery Glovo. Nel decreto, secondo quanto riportato dall'Ansa, si contesta alla società Deliveroo di aver sfruttato e sottopagato i propri lavoratori – circa 3.000 solo nell'ambito milanese e fino a 20.000 sull'intero territorio nazionale – indagata per caporalato insieme al suo amministratore unico, Andrea Giuseppe Zocchi. Come accaduto per Glovo, anche in questo caso il provvedimento prevede il controllo giudiziario, ossia la nomina di una figura che affiancherà gli amministratori della società. La procura, diretta da Marcello Viola, ha nominato Massimiliano Poppi come amministratore giudiziario per Deliveroo Italy in modo che possa "procedere alla regolarizzazione dei lavoratori".

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Al centro dell'inchiesta ci sarebbe un modello organizzativo che vede l'impiego di una forza lavoro che si fonda, in gran parte, su soggetti vulnerabili, spesso immigrati, privi di alternative occupazionali e costretti ad accettare condizioni lavorative particolarmente gravose. Condizioni che, in alcuni casi, avrebbero comportato retribuzioni "inferiori fino a circa il 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva" secondo quanto si legge nell'imputazione. Una paga definita insufficiente, per rider costretti, come affermano alcune testimonianze, a compiere anche 150 chilometri al giorno per effettuare dieci consegne o a lavorare 7 giorni su 7 dalle 11 del mattino fino alle 22.

Potrebbero esserci altre società coinvolte?

La misura non punta al fermo totale dell'attività, ma a correggere comportamenti e pratiche ritenuti illegittimi senza danneggiare ulteriormente i lavoratori o le attività che usufruiscono del servizio di delivery. A tal proposito, i Carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro, su disposizione del pm Paolo Storari, hanno effettuato controlli anche su diverse altre società, tra cui Burger King, Mc Donald's Italia ed Esselunga S.p.A. che "si avvalgono dei medesimi rider per effettuare le consegne" e quindi sono in rapporti contrattuali con la piattaforma. Gli investigatori intendono svolgere ulteriori verifiche, in particolare sui modelli organizzativi e sui sistemi di controllo interni. Per il momento, però, nessuna di queste società risulta indagata.

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