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21 Marzo 2026 9:00

Dolceriso del Moro: alla scoperta della torta rinascimentale di Vigevano

La leggenda narra che sia stata Beatrice d'Este a mettere a punto questa torta per il marito Ludovico il Moro, duca di Milano, nella primavera del 1491: un dolce semplice e raffinato allo stesso tempo, con una frolla che racchiude riso, frutta secca, canditi e acqua di rose.

A cura di Federica Palladini
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Fonte: wikipedia; immagine elaborata con AI

Nel panorama della tradizione gastronomica italiana esistono preparazioni che affondano le radici in ricette codificate e documentate mentre altre, invece, hanno origini incerte, in cui a essere protagonisti sono leggende e folklore. Potremmo dire che il Dolceriso del Moro appartiene a questa seconda categoria. Si tratta di un dolce tipico di Vigevano, in Lombardia, realizzato in particolare dalla Pasticceria Dante, nel centro storico: il nome richiama antichi fasti rinascimentali, quando la città del Pavese era uno dei poli più importanti del Ducato di Milano, come testimoniano ancora adesso il possente Castello Sforzesco e il Palazzo Ducale, sotto la guida di Ludovico il Moro, a cavallo tra ‘400 e ‘500. Proprio al celebre signore di Milano sarebbe dedicata questa specialità a base di frolla, riso, latte, frutta secca, canditi e un “ingrediente segreto” che la voleva rendere un elisir d’amore.

Tra storia e leggenda: la torta di Beatrice d’Este per Ludovico il Moro

Prima di parlare di questo dolce di nicchia (poco noto persino a chi a Vigevano ci abita), facciamo la conoscenza delle due figure a cui la tradizione lo lega: Beatrice d’Este e Ludovico Sforza, detto il Moro. Beatrice nasce nel 1475 ed è riconosciuta come una delle donne più raffinate del Rinascimento italiano. Cresciuta in un ambiente colto e sofisticato tra Napoli e Ferrara, porta con sé a Milano il gusto per l'eleganza, la moda e una forte attenzione per le arti e per la vita di corte. Ludovico il Moro, classe 1452, fu invece uno degli attori politici più rilevanti del suo tempo, nonché grande mecenate: sotto il suo governo, infatti, il capoluogo meneghino diventa un centro culturale di primo piano, capace di attirare artisti e scienziati del calibro di Leonardo da Vinci, che lavorò al suo servizio. I due si sposarono nel 1491, per irrobustire l’alleanza tra gli Sforza e gli Estensi, con lei sedicenne che dona vivacità e allegria, come si trova scritto in numerose fonti storiche: l’unione dura solo 6 anni, perché la duchessa muore partorendo il terzo figlio il 2 gennaio 1497, ad appena 21 anni, con Ludovico che resta profondamente addolorato dalla scomparsa della giovane moglie.

La messa a punto del Dolceriso si fa risalire proprio alla primavera dell’anno dello sposalizio, con la narrazione popolare che vuole la giovane sposa ideare una ricetta in onore del marito. Nei forni del Castello di Vigevano, quindi, prende forma una torta rotonda a base di pasta frolla, riso cotto nel latte e arricchito con pinoli, mandorle, cedri canditi, scorze di limone, vaniglia e cannella. Completa il tutto l’acqua di rose, un ingrediente lussuoso, che rappresenta l’armonia, ma anche la fedeltà: un “messaggio nascosto” date le diverse amanti di Ludovico che frequentavano la corte. Il risultato è un dolce semplice, ma di classe, con un ripieno cremoso, profumato e delicato: l’esterno è spesso decorato con lo stemma araldico dello scopino o della scopetta, caro a Ludovico il Moro, oppure con mandorle intere e zucchero a velo.

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Dolceriso e pastiera napoletana: cosa li unisce?

Un’ipotesi affascinante che, però, non trova fondamento è che il Dolceriso sia legato alla famosissima pastiera, vera e propria icona della pasticceria partenopea. Entrambe le preparazioni sono realizzate con una pasta frolla che al suo interno racchiude un cereale cotto, impreziosito con altri ingredienti e aromatizzato: il trait d’union sarebbe la stessa Beatrice d’Este, che passa la sua infanzia in quel di Napoli, portando poi al nord il dolce, sostituendo il grano, tipico del sud, con il riso, prodotto chiave dell’economia della Lomellina, di cui Ludovico il Moro incrementò la coltivazione. In realtà, i due dolci hanno delle notevoli differenze, nell'aspetto e nella sostanza, e anche l’epoca storica non coinciderebbe, con la pastiera così come la conosciamo che si evolve in tempi successivi, tra il XVI e il XIX secolo, mentre per il Dolceriso non è neppure sicuro che quella appena raccontata sia la sua vera storia.

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