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3 Marzo 2026 11:00

Coriandolo, quali sono i suoi benefici e come usare in cucina foglie e semi

Una pianta antichissima che in Italia veniva usata molto più di oggi, il coriandolo è conosciuto per le sue virtù digestive e depurative. Si consuma sotto forma di erba aromatica o di spezia ed è nota per essere divisiva: o piace tantissimo o non piace per niente.

A cura di Federica Palladini
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C’è chi lo ama e chi lo odia: il coriandolo è uno di quegli ingredienti che in cucina sembra non accettare vie di mezzo. Viene usato in chiave di erba aromatica in foglie, tanto che è conosciuto anche come prezzemolo cinese, o di spezia utilizzandone i semi in tantissime preparazioni: in Italia, per esempio, la sua diffusione è molto meno frequente di un tempo (lo conoscevano bene gli antichi Romani), impiegato soprattutto come insaporitore di insaccati e salumi, tipo la mortadella, ma è decisamente più popolare nelle cucine asiatiche, sudamericane e anglosassoni conferendo ai piatti un gusto peculiare. A quanto pare, la diversa sensibilità al coriandolo è una questione genetica causata dalla variante del recettore olfattivo OR6A2, che fa percepire il suo profumo non rinfrescante, ma “saponoso”, quindi respingente, evitandolo nelle ricette. Potrebbe essere però un peccato dirgli sempre di no, perché da millenni questa pianta è nota per le sue tante proprietà benefiche, in particolare a livello depurativo, antinfiammatorio e antibatterico.

Coriandolo: proprietà e benefici

Il suo nome scientifico è Coriandrum sativum e si tratta di una pianta erbacea annuale che appartiene alla famiglia delle Apiacee: è originaria delle aree del Mediterraneo, con testimonianze della sua presenza fin dai tempi degli Egizi – con ritrovamenti dei semi all’interno delle piramidi – dei Greci e dei Romani che lo usavano sia in cucina, sia come rimedio officinale assunto anche in forma di decotto, infuso e tisana, in chiave di antibiotico naturale e contro il gonfiore addominale. In veste di alimento, il coriandolo contiene una grande varietà di minerali, dove spiccano ferro, potassio, calcio e fosforo, così come di vitamine: nelle foglie fresche abbiamo una buona quantità di vitamina C, vitamine del gruppo B e K. Dal punto di vista delle proprietà e dei benefici, il coriandolo come dimostrato da diversi studi, contiene flavonoidi, polifenoli, acidi fenolici, terpeni e oli essenziali, ovvero importanti composti bioattivi che sono alla base delle virtù che si attribuiscono a questo vegetale. Vediamo quali sono le principali.

1. Favorisce la digestione

Tradizionalmente il coriandolo è stato usato come rimedio naturale per i disturbi gastrointestinali. Alcuni composti aromatici stimolano la secrezione dei succhi gastrici e degli enzimi digestivi, facilitando la digestione, riducendo spasmi e gonfiore. Inoltre, l’azione carminativa favorisce l’eliminazione dei gas.

2. Azione antinfiammatoria e antiossidante

Una delle proprietà più note del coriandolo è quella di antinfiammatorio e antiossidante, ovvero in grado di combattere i radicali liberi che danneggiano le cellule e tessuti. Sappiamo, infatti, che lo stress ossidativo e le infiammazioni sono coinvolte nei processi di invecchiamento cellulare e nello sviluppo di diverse patologie croniche.

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3. Attività antimicrobica

Gli oli essenziali del coriandolo, mostrano attività antibatterica e antifungina in diversi studi. Queste sostanze sembrano interferire con la membrana cellulare dei microrganismi, limitandone la crescita. È uno dei motivi per cui spezie e erbe aromatiche sono state storicamente utilizzate non solo per aromatizzare i cibi ma anche per conservarli più a lungo.

4. Amico del cuore

Diversi studi suggeriscono che il coriandolo possa avere effetti positivi sul sistema cardiovascolare. Alcuni estratti della pianta hanno mostrato la capacità di influenzare i livelli di lipidi nel sangue e di contribuire alla regolazione della pressione arteriosa. È importante sottolineare che i risultati in merito sono preliminari, comunque importanti per la ricerca scientifica.

5. Effetti positivi sulla glicemia

Alcune ricerche indicano che i composti bioattivi del coriandolo potrebbero influenzare il metabolismo degli zuccheri, favorendo un miglior controllo della glicemia. L’ipotesi è che determinati principi attivi possano modulare l’attività di enzimi coinvolti nell’utilizzo del glucosio da parte dell’organismo, aprendo prospettive interessanti nella ricerca su diabete e obesità.

6. Supporto contro l’ansia

Tra i composti più interessanti presenti nel coriandolo c’è il linalolo, un terpene aromatico responsabile del tipico profumo fresco e agrumato della pianta, che si trova per esempio anche in bergamotto, lavanda e cannabis. Studi sperimentali hanno osservato che questa molecola può esercitare un’azione sul sistema nervoso centrale, mostrando potenziali effetti ansiolitici, sedativi lievi e neuroprotettivi, anche se al momento le evidenze cliniche sull’uomo sono ancora limitate.

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Controindicazioni

Il coriandolo è generalmente considerato sicuro se consumato come alimento, ma in caso di allergia alle Apiacee, la famiglia botanica che comprende anche sedano, finocchio e carota, possono verificarsi reazioni crociate con sintomi come prurito orale o gonfiore. Maggiore cautela è consigliata nell’uso di estratti concentrati o oli essenziali, che possono avere effetti più marcati sull’organismo e andrebbero assunti solo dopo aver consultato il medico, soprattutto in presenza di patologie o terapie farmacologiche.

Come si usa in cucina

In cucina il coriandolo è presente in molte ricette internazionali. Si utilizza soprattutto sotto forma di foglie fresche (nei piatti lo trovi indicato con il nome di cilantro) e di semi essiccati (coriander seeds), che si rivelano due ingredienti molto diversi tra loro. Le foglie, verdi e luminose, hanno un gusto lievemente pungente e si aggiungono quasi sempre a crudo intere o tritate come guarnizione in zuppe, piatti di riso, pesce, carne, insalate, come il phở vietnamita o il ceviche peruviano, mentre i semi, di colore giallognolo, hanno una nota più calda e agrumata, e possono essere tostati o macinati per insaporire miscele di spezie come Garam Masala e altre varietà di curry, marinature per carne, pesce e ortaggi e negli impasti dei pani speziati tedeschi e dei paesi nordici, insieme per esempio a semi di cumino e finocchio.

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