
Entrare in enoteca o al supermercato e scegliere una bottiglia senza conoscere l’etichetta significa affidarsi quasi solo all’istinto. Eppure, proprio lì davanti ai tuoi occhi, sono già presenti diversi indizi rispetto al liquido che finirà nel bicchiere. Sapere leggere l’etichetta del vino è il modo più semplice per "assaggiare", o almeno, pregustare una bottiglia prima ancora di stapparla.
In poche righe puoi scoprire chi ha prodotto quel vino, da dove arrivano le uve, che grado alcolico aspettarti e quindi che sensazione potresti avere in bocca: più snella e fresca o più calda e strutturata. Puoi intuire se si tratta di un vino pensato per un aperitivo leggero, oppure per accompagnare una cena importante. E, di conseguenza, puoi capire se è coerente con il piatto che hai in mente di cucinare.
Negli ultimi anni, con l’evoluzione della normativa europea, l’etichetta è diventata anche uno strumento di trasparenza: ingredienti, allergeni, valori nutrizionali, talvolta accessibili tramite QR code dedicati. Non è solo una questione tecnica, è soprattutto un modo per scegliere con maggiore consapevolezza, evitare delusioni e scoprire produttori e territori che rispecchiano davvero il tuo gusto.
Oggi scopriamo insieme quali informazioni sono obbligatorie, cosa significano davvero Doc, Docg e Igt, quali diciture possono trarre in inganno e come usare tutte queste informazioni per portare sempre a casa la bottiglia giusta.
Quali informazioni sono obbligatorie in etichetta
Prima di lasciarti conquistare dal nome evocativo o dall’illustrazione in etichetta, vale la pena sapere cosa deve esserci per legge su una bottiglia di vino. La normativa europea è molto stringente e stabilisce con precisione quali informazioni sono obbligatorie e quali facoltative.
1. Denominazione di vendita e categoria
La prima cosa che devi trovare è la denominazione di vendita, cioè la categoria legale del prodotto: "vino", "vino spumante", "vino spumante di qualità", "vino liquoroso". Si tratta della definizione ufficiale che colloca la bottiglia all'interno di una tipologia ben precisa. Se si tratta di un vino a denominazione, troverai anche la sigla Doc, Docg o Igt, accompagnata dal nome geografico. Questo non è un semplice dettaglio di marketing: rimanda a un disciplinare di produzione che stabilisce regole su vitigni, rese, tecniche e parametri analitici.
2. Gradazione alcolica
Il titolo alcolometrico volumico effettivo, espresso in percentuale, è uno degli indicatori più utili per orientarti: un 11,5% vol in genere suggerisce un vino più leggero e agile, mentre un 14,5% vol fa pensare a un vino più impegnativo, caratterizzato da un corpo più robusto e una sensazione alcolica più evidente.
Ovviamente non stiamo parlando di una regola matematica, ma è un indizio concreto e immediato sul tipo di vino che puoi aspettarti di bere. Se stai cercando qualcosa di fresco per un aperitivo estivo, la gradazione può aiutarti a scremare. Se vuoi un rosso da abbinare a una pietanza che prevede una lunga cottura, un valore più alto potrebbe essere coerente con quello che ti serve.

3. Produttore o imbottigliatore?
In etichetta devono comparire nome o ragione sociale e indirizzo del produttore, o dell’imbottigliatore. Si tratta del soggetto responsabile del prodotto che porterai in tavola. A volte può capitarti di trovare un codice (ICQRF) che identifica l’azienda che ha effettivamente imbottigliato il vino, per conto del produttore delle uve. Questo dato ti permette di capire chi c’è realmente dietro la bottiglia. Con il tempo, imparerai a riconoscere nomi che ti hanno già convinto o territori a cui sei affezionato.
4. Annata, volume, allergeni
L’annata non è sempre obbligatoria per tutte le categorie, ma nei vini fermi è quasi sempre presente. Essenzialmente, ti dice a quale vendemmia si riferisce il vino, informazione preziosa per valutare freschezza o potenziale evolutivo. Il volume nominale, di solito 0,75 L, è accompagnato spesso dal simbolo "e", che indica il rispetto delle tolleranze legali. Devono essere indicati anche eventuali allergeni, come i solfiti.
Dal 2023 (per effetto del Regolamento UE 2021/2117) è obbligatorio indicare l'elenco degli ingredienti e la dichiarazione nutrizionale: quest’ultima può essere consultabile tramite QR code, ma il valore energetico deve comparire anche in etichetta.

Doc, Docg e Igt: cosa significano davvero e come orientarsi
Queste tre sigle sono ovunque e spesso vengono percepite come una classifica di qualità. In realtà, raccontano prima di tutto un rapporto con il territorio e un insieme di regole da rispettare.
1. Igt, la categoria più flessibile
La sigla Igt significa "Indicazione Geografica Tipica" (oggi riconosciuta a livello europeo come Igp). Le uve devono provenire in larga parte da una specifica area geografica, ma il disciplinare è più elastico rispetto a quello relativo alle Doc. Per questo molte Igt ospitano vini innovativi, blend non tradizionali o interpretazioni meno convenzionali di un territorio specifico. Se ti piace sperimentare, le Igt possono riservare sorprese interessanti, spesso con il vitigno indicato chiaramente in etichetta.
2. Doc e Docg, legame stretto con il territorio
Doc sta per "Denominazione di Origine Controllata". Qui le regole diventano più stringenti: vitigni ammessi, rese per ettaro, grado alcolico minimo, eventuali tempi di affinamento. I controlli sono ufficiali e periodici.
Docg, ovvero "Denominazione di Origine Controllata e Garantita", rappresenta un livello ancora più rigoroso all’interno del sistema italiano. Prevede verifiche aggiuntive e spesso un contrassegno numerato sul collo della bottiglia.

Con questo non vogliamo dire che una Docg ti piacerà per forza più di una Igt: vogliamo semplicemente dire che quella bottiglia rispetta un disciplinare preciso e un’identità territoriale definita. Sta a te capire se quell’identità è in linea con il tuo gusto.
Diciture che possono confondere: "imbottigliato all’origine", "riserva", "superiore"
Accanto alle informazioni obbligatorie, trovi spesso espressioni che suonano rassicuranti ma che meritano di essere comprese fino in fondo: capirle ti salva da interpretazioni superficiali.
"Imbottigliato all’origine"
Questa dicitura indica che l’imbottigliamento è avvenuto nella zona di produzione e da parte del produttore o di soggetti direttamente legati alla produzione delle uve, come cooperative o associazioni di produttori. È un segnale di filiera più corta e di maggiore controllo diretto sul prodotto. Diverso è il semplice "Imbottigliato da…", che indica soltanto chi ha materialmente imbottigliato il vino, anche lontano dal luogo di origine.
"Riserva"
Il termine "Riserva", nelle Doc e Docg, è regolato dal disciplinare. In genere comporta un periodo di invecchiamento più lungo rispetto alla versione base, che si traduce spesso in maggiore complessità, struttura e potenziale evolutivo. Non è detto che sia la scelta giusta in ogni occasione: una Riserva può essere perfetta con un arrosto importante, meno adatta a una cena informale tra amici con piatti leggeri.

"Superiore"
Anche il termine "Superiore" è legato a parametri specifici, come un grado alcolico minimo più alto o rese inferiori. Di solito indica un vino più concentrato e strutturato. Se cerchi intensità e corpo, può essere una buona pista. Se preferisci bevibilità immediata, potresti trovarti meglio con la versione "standard" della medesima denominazione.
Come usare l’etichetta per scegliere il vino giusto in base a gusto, occasione e abbinamento
Arrivati a questo punto, l’etichetta diventa uno strumento pratico: non serve leggere tutto in modo ossessivo, basta semplicemente sapere dove guardare, o cosa cercare.
Se stai organizzando un aperitivo, orientati verso gradazioni più contenute, denominazioni note per freschezza, magari uno spumante con indicazione Brut o Extra Brut se preferisci sensazioni secche. Per una cena con carni rosse o piatti ricchi, puoi cercare una Doc o Docg strutturata, valutare un’eventuale menzione “Riserva” e controllare che la gradazione sia coerente con l’intensità del piatto.
Guarda l’annata se vuoi un vino giovane e vibrante oppure se cerchi qualcosa che abbia già qualche anno di evoluzione. Osserva con attenzione il produttore: se hai già apprezzato una bottiglia di quella stessa cantina, può essere un buon punto di partenza.
L’etichetta non sostituisce certamente l’esperienza dell’assaggio, ma ti mette nelle condizioni di scegliere con criterio. E la differenza, quando stappi la bottiglia al momento giusto e nel contesto giusto, si sente eccome.