Video thumbnail
11 Febbraio 2026
21:01

Aflatossine negli alimenti: cosa sono e quali danni possono causare

Sapevi che il burro di arachidi può contenere aflatossine? Si tratta di molecole cancerogene contenute anche in cereali, riso, mais, legumi e anche nel latte. Sono Simone Gabrielli, biologo nutrizionista, e ti spiego cosa sono queste molecole e se sono davvero pericolose per la salute.

0
Immagine

Mangi burro di arachidi e mandorle pensando facciano bene? In realtà, possono contenere aflatossine, delle molecole cancerogene presenti anche in cereali come riso, mais, in tutta la frutta secca, nei legumi e persino in latte e latticini. Questo significa che dobbiamo eliminarli dalla dieta? Assolutamente no. Sono Simone Gabrielli, biologo nutrizionista e ti spiego cosa sono le aflatossine, perché possono trovarsi in cereali, frutta secca e latte e qual è il reale livello di rischio.

Cosa sono le aflatossine e dove si trovano

Le aflatossine sono micotossine potentissime prodotte da muffe del genere Aspergillus. Si sviluppano soprattutto su alimenti conservati male, in ambienti caldi e umidi. Le arachidi, ad esempio, crescono sotto terra: un habitat perfetto per questi funghi, che in certe condizioni possono proliferare e produrre tossine in modo incontrollato.
Negli ultimi anni anche la filiera del mais è stata fortemente colpita. Il cambiamento climatico, in diversi Paesi, ha creato temperature e livelli di umidità ideali per la crescita dell’Aspergillus, aumentando il rischio di contaminazione. E il problema non si ferma lì. Se le mucche vengono alimentate con foraggi contaminati, le aflatossine possono passare nel latte e, di conseguenza, nei prodotti lattiero-caseari. Il problema è che le aflatossine sono considerate cancerogeni certi secondo l’IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) oltre che rischiano di danneggiare fegato, colon e reni.

Come limitare la presenza delle aflotossine negli alimenti

Per limitare la presenza di aflatossine, si adotta un approccio multidisciplinare che interviene lungo tutta la catena, dal campo fino al consumatore.

leggi anche
Kebab di pollo
  • Si parte dalla gestione dello stress idrico: una corretta irrigazione è fondamentale, perché una pianta stressata è molto più vulnerabile alla contaminazione fungina.
  • Poi c’è la lotta biologica: si utilizzano ceppi di Aspergillus “non tossigeni” che competono con quelli pericolosi, limitandone la proliferazione direttamente alla fonte. È una competizione naturale che riduce il rischio prima ancora che il problema si presenti.
  • Fondamentali anche le buone pratiche agricole, che puntano a ridurre la carica fungina nel terreno e quindi la probabilità di contaminazione.
  • Dopo il raccolto entra in gioco la tecnologia: essiccazione rapida, portando per esempio il mais sotto il 14–15% di umidità per bloccare la crescita del fungo, e pulizia accurata per eliminare residui di campo e particelle potenzialmente contaminate.

Insomma, non è lasciato nulla al caso: è un lavoro silenzioso ma costante, che rende il nostro cibo molto più sicuro di quanto spesso immaginiamo.

Normative europee

C’è poi un altro punto fondamentale: le normative europee. In Europa i limiti sulla presenza di contaminanti nel cibo sono tra i più severi al mondo. I tetti massimi consentiti per sostanze come le aflatossine sono fissati molto al di sotto delle soglie considerate pericolose per la salute, e vengono fatti controlli frequenti, anche a campione, lungo tutta la filiera.

Quindi sì, possiamo stare tranquilli, anche perché stiamo parlando di alimenti che sono alla base della nostra alimentazione, cereali, legumi, frutta secca, e i benefici del loro consumo sono solidamente documentati in letteratura scientifica. Fibre, vitamine, minerali, composti bioattivi: il loro impatto positivo sulla salute supera di gran lunga il rischio legato a una possibile contaminazione, che oggi è rigidamente controllata.

Quindi arachidi e mais sono cancerogeni?

Arachidi e mais non sono cancerogeni di per sé. Il rischio, quando c’è, è legato a una possibile contaminazione esterna da aflatossine. Non è l’alimento in sé il problema, ma un eventuale fungo che può svilupparsi in condizioni particolari.

Cosa possiamo fare noi consumatori per stare ancora più tranquilli?

  • Prima regola: variare. Una dieta varia non serve solo a coprire tutti i micronutrienti, ma anche a diluire l’eventuale esposizione a qualunque contaminante. Mangiare sempre e solo lo stesso alimento, ogni giorno, non è mai una grande idea.
  • Seconda cosa: leggere l’etichetta. La provenienza conta. Una filiera UE significa standard di controllo tra i più rigorosi al mondo.
Immagine
Resta aggiornato

Ogni giorno nuove Ricette tutte da gustare

Show
Immagine
Quello che i piatti non dicono
Segui i canali social di Cookist
api url views