
L’acqua, ricordiamolo sempre, è un bene prezioso che non va mai sprecato e che, anzi, va utilizzato e valorizzato con pratiche virtuose. Tra gli scaffali dei supermercati la scelta sembra essere infinita: frizzante, naturale, effervescente, più o meno ricca di sali minerali. Probabilmente un dettaglio a cui si presta poca attenzione è la sua conservazione: di per sé, infatti, si tratta di un alimento che non va a male, ma se si aguzza la vista, una data sulle bottiglie c’è. Vediamo cosa indica e perché conviene rispettarla.
L’acqua scade oppure no?
Tra gli alimenti che acquistiamo sappiamo che alcuni sono molto deperibili, per esempio quelli freschi, tipo il latte, la frutta o la verdura, mentre altri resistono di più, come farina, zucchero, pasta o miele. Probabilmente quando compriamo l’acqua, raramente prendiamo in considerazione il tempo di durata, in quanto la consumiamo velocemente, senza preoccuparci o meno se abbia anch’essa una scadenza. Effettivamente, l’acqua non scade, perché la sua composizione non contiene quegli elementi, come proteine o grassi, che subiscono un progressivo deterioramento, ma se conservata in modo non adeguato, può alterarsi e non essere più “buona”.
Cosa indica la data sulla bottiglia e perché è obbligatoria
Per legge, tutti i prodotti richiedono trasparenza nei confronti del cliente: anche le confezioni di acqua sono munite di etichetta. Oltre alle diverse informazioni nutrizionali e utili alla tracciabilità, è segnalata anche una data, con la dicitura "consumare preferibilmento entro…”. Si tratta del termine minimo di conservazione (indicato con la sigla TMC), che significa che superato quel periodo di tempo, non è più garantito che il contenuto mantenga le sue caratteristiche organolettiche originarie, tra gusto, consistenza, odore e proprietà. Si tratta di un obbligo in quanto l’acqua si trova all’interno di un contenitore, ed è proprio il materiale con cui è realizzato il supporto che può essere causa di un cambiamento dell’acqua, specialmente se si parla delle bottiglie di plastica.

Come si modifica l’acqua nel tempo?
Solitamente, le classiche bottiglie in plastica durano due anni e questo per tutelare il consumatore da una possibile perdita di qualità dell’acqua a causa del deperimento del PET (polietilene tereftalato o polietilentereftalato), la resina termoplastica con sui sono realizzati la grande maggioranza degli involucri: questa plastica può rilasciare una componente chimica volatile chiamata acetaldeide, che va a contaminare l’acqua, compromettendone le sue caratteristiche. Come dimostrato in laboratorio, non si tratta di una conseguenza che può avere riscontri negativi sulla salute, in quanto i livelli finora studiati rimangono sempre all’interno della soglia prevista dalle normative europee, ma la sostanza tende a modificare il sapore dell’acqua, rendendolo più dolciastro, poco piacevole.
Come conservare l’acqua al meglio
L’acqua, quindi, non scade di per sé, ma quello che con il tempo può subire delle trasformazioni sensibili è il suo contenitore, soprattutto se viene conservato nel modo sbagliato. Le bottiglie d’acqua vanno riposte in un luogo fresco e asciutto, lontane dalle fonti di calore o dai luoghi troppo caldi (per esempio il bagagliaio delle auto in estate) e dalla luce diretta: una volta aperta, per godere pienamente delle proprietà organolettiche, bevi nel giro di due-tre giorni. Le bottiglie PEC sono completamente riciclabili: per una scelta più sostenibile puoi optare per il vetro, oppure per l’acqua di rubinetto.