
Si chiama #butterbaby ed è l'ultima, pericolosa, moda nata su TikTok: sulla piattaforma social si moltiplicano i video di genitori che somministrano generose cucchiaiate di burro ai propri figli prima di metterli a nanna. La promessa? Un sonno tranquillo e ininterrotto, e un migliore sviluppo celebrale. Un trend che arriva da oltreoceano, privo di alcun fondamento scientifico, che i pediatri di tutto il mondo hanno bocciato in maniera definitiva.
Per approfondire i rischi nutrizionali di questa pratica, abbiamo chiesto il parere del nostro esperto di fiducia, il dottor Simone Gabrielli, biologo e nutrizionista.
Dal "mito" di TikTok alla realtà dei fatti
Sembra che il trend sia partito dal profilo della dottoressa Elana Roumell, una pediatra e naturopata statunitense, che avrebbe pubblicato un video in cui raccontava come il burro, dato a suo figlio prima di andare a letto, lo aiutasse a dormire tutta la notte e senza risvegli. A sostegno di questa teoria, ci sarebbe la convinzione che il burro, in particolare quello grass fed, prodotto da mucche allevate al pascolo con alimentazione a base di erba, favorirebbe lo sviluppo celebrale e la digestione dei neonati, impedendo i risvegli notturni dovuti alla fame.
Il video, diventato virale, ha poi innescato un vero e proprio effetto domino sui social e in tanti hanno iniziato a emulare tale pratica, anche in Italia. Nonostante i "vantaggi" testimoniati da numerose mamme, i pediatri di tutto il mondo, tra cui l'immunologo Matteo Bassetti, l'hanno bocciata senza possibilità di appello.
Dal punto di vista nutrizionale, il burro è un alimento ricco di grassi saturi e povero di proteine e preziosi micronutrienti: somministrato da solo o in quantità eccessive, finisce per impoverire e sbilanciare la dieta del neonato, con il rischio di gravi carenze. Lo stesso Bassetti, con un post pubblicato su Facebook di pochi giorni fa, ha ribadito come l'introduzione precoce di alimenti solidi o grassi puri possa alterare la flora intestinale e sostituire nutrienti essenziali come ferro e proteine.
Il pericolo maggiore riguarda i bambini sotto i sei mesi, per i quali l'Organizzazione Mondiale della Sanità (l'OMS) raccomanda l'allattamento esclusivo. Introdurre grassi diversi da quello del latte appesantisce la digestione, ottenendo l'effetto opposto a quello sperato (con coliche e risvegli), ed espone il neonato a infezioni poiché va ad alterare il delicato equilibrio del microbiota intestinale ancora in formazione.

Il parere dell'esperto: perché il trend è pericoloso
Per approfondire i rischi nutrizionali di questa moda, abbiamo chiesto il parere del biologo e nutrizionista Simone Gabrielli, che, ci tiene a precisare, la sconsiglia categoricamente.
"Prima di tutto bisogna ricordare che nei primi mesi di vita l’alimentazione dovrebbe essere basata quasi esclusivamente su latte materno o formula, mentre l’introduzione di altri alimenti avviene con lo svezzamento, generalmente intorno ai 6 mesi. Inserire alimenti molto grassi e calorici senza una reale necessità nutrizionale non ha benefici dimostrati", ci spiega il nutrizionista.
Uno dei primi problemi è l’eccesso di grassi saturi. Il burro è composto in gran parte da grassi saturi e, se consumato frequentemente o in quantità non adeguate, può sbilanciare l’alimentazione del bambino. Nei primi anni di vita è importante introdurre i grassi, ma privilegiando fonti più equilibrate dal punto di vista nutrizionale, come olio extravergine d’oliva, pesce o altri alimenti inseriti in modo graduale nella dieta.
Un altro aspetto riguarda la densità calorica. Il burro è un alimento molto concentrato di energia: introdurlo in modo isolato o come “snack” rischia di abituare il bambino a sapori molto grassi e calorici fin dall’inizio, influenzando le preferenze alimentari future e favorendo una relazione meno equilibrata con il cibo.
C’è poi un tema legato all’equilibrio nutrizionale. "Se si riempie lo stomaco del bambino con un alimento quasi esclusivamente composto da grassi, si sottrae spazio ad altri cibi più utili dal punto di vista nutrizionale, come frutta, verdura, cereali e fonti proteiche che forniscono fibre, vitamine e minerali fondamentali per la crescita", prosegue Gabrielli.
Non va poi trascurato il rischio di soffocamento: dare pezzi di burro direttamente in bocca a un neonato o a un bambino molto piccolo non è una modalità alimentare raccomandata e può creare problemi di gestione del boccone.
Infine c’è un aspetto educativo. Trasformare un alimento come il burro in una sorta di “superfood” per i bambini rischia di diffondere un messaggio sbagliato: la salute non dipende da un singolo alimento miracoloso, ma da un’alimentazione varia ed equilibrata nel suo insieme.
In sintesi, il burro non è un alimento “vietato” in assoluto: può essere usato occasionalmente nella dieta di un bambino più grande, ad esempio in piccole quantità in alcune preparazioni. Ma proporlo ai bambini di pochi mesi come alimento da consumare da solo o come moda nutrizionale non ha alcun vantaggio e può contribuire a creare abitudini alimentari poco sane e bilanciate.